PROCESSO DECISIONALE E COACHING

PROCESSO DECISIONALE E COACHING

COME AVVIENE IL PROCESSO DECISIONALE -COSA SUCCEDE IN NOI QUANDO DECIDIAMO -COME EVITARE IL PIU’ POSSIBILE BIAS COGNITIVI – COME PUO’ ESSERCI UTILE IL COACHING

COME AVVIENE IL PROCESSO DECISIONALE

Questo breve articolo riprende alcuni concetti che non avevamo sviluppato del mio precedente https://www.creacoach.it/coaching-ed-euristica/ e come promesso approfondisce le tematiche con alcuni spunti dalla letteratura scientifica, su come avviene il processo decisionale.

Innanzi tutto partiamo dagli aspetti razionali, poichè su quelli “non razionali” o “irrazionali”, “inconsci o inconsapevoli” che dir si voglia, scriverò tra poco. Ma se realmente pensi che le tue decisioni siano razionali, se pensi di sapere tutto su quell’argomento del quale devi decidere qualcosa, non perdere tempo a leggere questo post, non posso insegnarti nulla.

Ciò detto, semplificando, il processo decisionale ha tanto a che fare con il concetto di libertà. La scelta infatti, presuppone una possibilità di prendere due o piu strade. Una scelta/decisione pertanto può scaturire da un processo apparentemente razionale, da un processo intuitivo o euristico (non è proprio la stessa cosa, ma semplifichiamo), oppure da un mix di entrambi.

Per quanto riguarda gli aspetti razionali, la decisione presuppone una fase di individuazione precisa del problema, un’acquisizione di dati, di problem solving con analisi delle possibili strategie risolutive ed una scelta di quella ritenuta migliore. Semplice no?

COSA SUCCEDE IN NOI QUANDO DECIDIAMO

Non proprio. Già, ahinoi, fin dal processo di acquisizione dati e ancor prima di analisi del problema, il processo è falsato da tutta una serie di filtri cognitivi. Questi filtri, selezionano e lasciano passare, portandoli alla coscienza, solo quei dati che ci interessano,che confermano la nostra visione e avvallano la nostra decisione. Questi bias/buchi cognitivi derivano da tanti fattori individuali, socio culturali ma anche da meccanismi evolutivi, un potentissimo e utilissimo meccanismo evolutivo del cervello umano ad esempio, che molto probabilmente conoscete, detto comunemente “attenzione selettiva” o anche ironicamente “effetto cocktail party”.

Infatti sia gli studi di Benjamin Libet che quelli di Daniel Dennet dimostrano che circa mezzo (o un terzo) di secondo prima che si sia “presa” una decisione, comunque l’attività neurale e l’attivazione muscolare sono già partite.

Il coaching è utile per portare consapevolezza di ciò ed evitare il più possibile i bias cognitivi .

Capita in una una sessione di coaching, magari career, che il coachee (cliente) dice “Io sono introverso, sono sempre stato introverso”. Razionalmente non fa una piega. Ma capite come questo pensiero/convinzione identitario influenza le sue decisioni, la sua visione, la sua “raccolta dati/elementi quando deve decidere? Da coach, non giudico se sia giusto o sbagliato essere introverso, mi interessa relativamente da dove viene questo pensiero; lo accompagno, se vuole, ad esplorare se questa convinzione è utile o disutile in funzione di ciò che vorrebbe diventare, poi la scelta, quella vera, è sempre e solo sua. Il suo “sono” è in contraddizione con il suo “voglio diventare? Ok, li sta la scelta, li sta la libertà. Se sceglie di restare com’è, potrei non essergli utile e se ciò fosse, proporrei di interrompere la relazione di coaching (con restituzione economica, ca va sans dire, etica CREA, AICP e ICF).

COME EVITARE IL PIU’ POSSIBILE I BIAS COGNITIVI

Una frase o aforisma chiamatelo come volete, che ho coniato, che uso spesso nei miei corsi, in azienda o altro, parlando di decision making, è che “Le persone e le organizzazioni decidono spesso su pochi, pochissimi, dati e spesso quei pochi dati li processano male”.

Cosa fare? Innanzi tutto condividere prima di decidere, il più possibile, con persone il più possibile diverse da noi. Se poi ciò avviene con un coach, che non da consigli, meglio ancora. Nei gruppi e nelle aziende, regola aurea dovrebbe essere evitare come la peste gli “Yes Men” e creare volutamente, nel processo di selezione (occhio, recruiters!, bisognerebbe conoscere molto bene il candidato ma altrettanto bene dove andrà) un ambiente multiculturale, il più possobile composto da persone di estrazione culturale, sociale e scolastica diversa. Conosco purtroppo molto bene realtà, stranamente anche in paesi come la Francia (e la Rivoluzione Francese che fine a fatto?) dove una visione e acquisizione basta sulla “simiglianza” (errore voluto, ndr) anziche sulla differenza/diversità, produce danni incredibili (di fatturato eh, mica noccioline!)

COME PUO’ ESSERCI UTILE IL COACHING

ICF definisce il coaching come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.

Governare il processo decisionale significa anche governare la modalità di costruzione del pensiero e quindi il linguaggio, pertanto il coaching, anche come processo educativo (pedagogico?), accompagna il cliente o azienda ad una rilfessione, nel senso che il coach rimanda, riflette al coachee, un’immagine scevra da intepretazioni (bias cognitivi appunto) come uno specchio pulito. Educa il cliente anche nel futuro autonomo, ad auto allertarsi sui filtri cognitivi che lo portano verso la visione asistemica, allena il pensiero divergente/laterale del cliente, stimola innanzi tutto l’insight e poi di seguito, la riflessione sugli ostacoli e le strategie pianificate di problem solving. Ma ancor prima, a monte, che il processo decisionale sia focalizzato e integrato ad un grande, vero, unico e condiviso (se un team) WILL. Poi un’analisi completa, approfondita di informazioni in possesso e mancanti, di priorità, portano ad un processo decisionale che riduce compatibilmente al minimo, la possibilità di errore. Noi di Crea la chiamiamo strategia zero errori.

In partenza workshop Public speaking, Scuola di coaching Firenze e Milano.

A.S.

COACHING E V. U. C. A.

COACHING E V. U. C. A.

COSA VUOL DIRE VUCA

COME AFFRONTARE LE ERE D’INCERTEZZA – COME TI E’ UTILE IL COACHING -COSA PUOI FARE TU

Il coaching e VUCA, ma cosa è questo VUCA? Ne hai sentito parlare? Vuca è un acronimo, coniato nel 1987 da due docenti universitari, nei loro trattati sulla leadership, Warren Bennis e Burton Nanus, che sta per

Volatility (volatilità)

Uncertainty (incertezza)

Complexity (complessità)

Ambiguity (ambiguità)

Ditemi voi se questa, con quel che stiamo vivendo, è più che mai definibile come un’era Vuca.

Ma da dove viene? Perchè è stato coniato questo acronimo? Io credo che la nostra era, dopo il volo sulla luna, dopo la globalizzazione, per molti versi può essere considerata un post 1492, la fase di passaggio tra la fine di un’era e l’inizio di un’altra.

COME AFFRONTARE LE ERE D’INCERTEZZA?

Possiamo prendere in aiuto, senza scomodare grandi menti come GianBattista Vico o Nicolò Macchiavelli, un manuale di storia. Ciò che accadeva allora in trecento anni, oggi potrebbe probabilmente accadere in trenta. 300 anni dopo la scoperta dell’America arriva la rivoluzione Francese. E, per stare terra terra, come esempio (uno dei tanti) in pochi anni, Napoleone Bonaparte, con un modello militare tattico del tutto nuovo, in pochi anni sbaraglia eserciti considerati invincibili (fino a quando non ci presero, parecchi anni dopo, misura).

COME TI E’ UTILE IL COACHING

Io considererei per brevità, due concetti chiave del coaching in questo articolo (non posso darveli tutti).

Flessibilità: si è sempre fatto così, abbiamo sempre fatto così, è un mindset che vedo molto bene pronunciato dal Comandante Edward John Smith. Se hai un’azienda o lavori in un’azienda che sembra prosperare, con questo atteggiamento mentale, oggi, potrebbe non esistere più tra un anno, ma se sei fortunato, potrebbe andare avanti per molto. (Thomas Cook insegna). Essere flessibili vuol dire anche ascoltare tutto e tutti e reagire agli stimoli, interni ed esterni.

Leggerezza: (lean), snellezza, oggi devi scegliere cosa portarti nello zaino, se vuoi fre n viaggio lungo. Gli esploratori che viaggiavano con i bauli trasportati dai pachidermi, oggi avrebbero poca fortuna, ma forse non te ne sei reso conto e ti porti dietro un sacco di fardelli, inutili, poco utili o anche abbastanza utili, ma devi scegliere in base alle 5 C della sopravvivenza, poi magari se hai posto, puoi aggiungere qualcosa, ma non lasciando a terra cosa ti è indispensabile nella giungla moderna, giungla metaforica, giungla mentale ed emotiva.

COSA PUOI FARE TU

Spazza via dalla tua mente credenze e convinzioni: ciò che è giusto per te, può continuare ad essere giusto e vero per te, ma non è detto che lo sia per l’altro! Analizza quali sono queste credenze, poi mettile da parte. LA SOLA COSA CHE PUOI TENERE IN considerazione sono i tuoi valori irrinunciabili, sui quali non è possibile arrivare a compromessi, ma solo tu puoi capire quali sono. Una volta individuati, quei pochi, vedi chi intorno a te li condivide e comincia a muoverti e costruire la tua vita sulla base di poche semplici parole, che ti diano un’immagine CHIARA e DINAMICA (intesa come immagine in movimento, non statica.

Noi di Crea sappiamo molto bene quali sono la nostra visione e mission, individuale dei soci e collaboratori e aziendale e quanto queste debbano collimare per fare tanta strada.

A.S. TeamCrea

COACHING E ARCHETIPI

COACHING E ARCHETIPI

COACHING E ARCHETIPI

Oggi vi parliamo di coaching e di come il coaching sia in relazione con gli archetipi.

COACHING

Partiamo dal presupposto che chi legge abbia una concezione di cosa è coaching e cosa non è, che si avvicina a quella di Crea (quindi di AICP  e della Federazione Internazionale), ma per farla breve un “processo” maieutico che stimola la riflessione creativa e l’apprendimento nel cliente, ovvero “Nella pratica il Coaching è un metodo di sviluppo personale e organizzativo che si basa sulla relazione di fiducia tra Coach e Cliente (Coachee) al fine di valorizzare e allenare le potenzialità del Cliente o dell’organizzazione per il raggiungimento di obiettivi definiti.”

ARCHETIPI

Gli archetipi sono comunemente associati a C. G. Jung e l’origine della parola è composita: arché (“originale”), típos (“modello”, “marchio”, “esemplare”, sono in parole povere dei modelli che in psicologia stanno ad indicare figure innate e predeterminate dell’inconscio umano, che ritroviamo in tutte le culture umane. Si manifestano nei miti e leggende, nelle fiabe, nella letteratura e nell’inconscio umano, insomma in tutte le forme di culture, scritte e verbali e per derivazione in mitologia,  nelle forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dell’essere umano e, in narratologia, i metaconcetti di un’opera letteraria espressi nei suoi personaggi e nella struttura della narrativa di tutte le forme di espressione artistica (cinema, teatro, romanzi ecc).

Carol S. Pearson

COACHING E ARCHETIPI

Per semplicità e brevità ci rifacciamo, in queste poche righe in cui tenterò di esplicare la relazione tra coaching e archetipi, in particolare al testo “L’eroe dentro di Noi” (Astrolabio Ubaldini 1990) di Carol S. Pearson dove l’autrice si sofferma su 6 principali archetipi dello sviluppo umano. Infatti comunemente, oltre a questi 6 la stessa Pearson e altri autori  ne identificano altri, ma questi sono senz’altro basilari.

  1. innocente
  2. orfano
  3. viandante
  4. martire
  5. guerriero
  6. mago (eroe)

 

TAPPE EVOLUTIVE

Continuamente nella nostra vita siamo chiamati a ripercorrere queste tappe evolutive. Non mi soffermerò su tutti i passaggi, ma tutti noi, da adulti o da bambini, abbiamo momenti di “innocenza”, di amore puro e incontaminato, in cui siamo avvolti da un senso di protezione e sicurezza, di calore, all’interno di una relazione/situazione, in cui diamo e/o riceviamo cure, attenzione, affetto ecc ecc.

Inevitabilmente dobbiamo prima o poi, “cadere” da questo paradiso terrestre e scontrarci con sensazioni di delusione, perdita, abbandono o deprivazione, che fa parte della vita e della presa di contatto con una realtà “diversa” o che non vedevamo o che ci delude, in piccolo o in grande, inevitabilmente. Questo è l’archetipo dell’orfano.

Purtroppo l’influenza di questa modalità di “lettura ” della realtà, delle nostre vite, è potente e se non ce ne liberiamo, vivremo azzoppati anche le altre fasi evolutive.

L’orfano si sente deprivato di qualcosa a cui sente di aver diritto e la sua figura di riferimento è la ricerca del salvatore. Sia un partner, un collega di lavoro, un uomo politico, nella nsotra mente alberga l’idea recondita che prima o poi dovremmo incontrare quella situazione  persona che ci cambierà la vita ci ripagherà di quello che ci spetta.

COACHING

Il coaching favorisce un capovolgimento totale di questo paradigma e accompagna il coachee ad un processo di maturazione ed evoluzione verso il mago/eroe. Innanzi tutto il cambio di pensiero e focus. Non più “E’ mio diritto avere… essere (amato, benestante, rispettato ecc ecc)”. Lo spostamento di pensiero e consapevolezza del coachee è su “Cosa mi merito? Cosa penso di meritarmi dalla vita ecc ecc?”.

Il cambio comportamentale avviene quindi su questa base e nella chiamata di responsabilità che si tradurrà in comportamenti e azioni concrete del cliente: se questo è quello che pensi di meritarti, cosa farai da oggi, da ora, in quella direzione? Quando il cliente si assume la piena responsabilità della sua vita e/o lavoro ecc ecc e decide di agire per cambiare la situazione, attiva le sue risorse e anzichè lamentarsi inizia un percorso, un cammino interiore ed esteriore. Noi lo sviluppiamo ad esempio nelle sessioni ma anche nel nostro workshop di selfempowerment e leadership “Il Cammino dell’eroe“.

Il coachee comincia a vedere i tanti doni, le sue potenzialità, che la vita gli ha dato, le esperienze che ha vissuto, inizia a vedere come “esperienze” e, da “mago”, trasforma le battaglie della vita, del quotidiano o antiche, in qualcosa di prezioso. Una volta ultimato questo processo di autopotenziamento che accresce il suo senso intrinseco di autoefficacia, il cliente può apprezzare ciò che la vita porta, come un dono, nelle sue perfette imperfezioni, provando un senso intrinseco e irrevocabile di gratitudine per cio che è.

Il cliente coachee consapevolizza che alla fine il vero nemico” potente, era sempre stato dentro di se (T. Gallwey, The Inner game of tennis). Può così tornare  a sentirsi innocente (che non è innocuo, attenzione!)

AS

Team Crea