PERCHE’ NON RAGGIUNGI GLI OBIETTIVI? SCOPRILO CON IL COACHING

PERCHE’ NON RAGGIUNGI GLI OBIETTIVI? SCOPRILO CON IL COACHING

CHI SEI – LEVA DOLORE LEVA PIACERE- PERCHE LE PERSONE NON RAGGIUNGONO GLI OBIETTIVI

CHI SEI? CONSAPEVOLEZZA

Qualsiasi cosa nella vita tu decida, sappi che vai bene così come sei, che non c’è nulla di sbagliato in te, ne tantomeno nelle altre persone. Dobbiamo solo, se vogliamo veramente cambiare proattivamente la nostra vita, imparare cose nuove. Il coaching è uno strumento potentissimo per farlo. Noi di CREA abbiamo da metterti a disposizione il nostro metodo, il Metodo CREA, che denifiamo con tre aggettivi: semplice, efficace e divertente. Ma ce ne sono tanti altri ed efficaci, nel coaching e non solo, sia chiaro.

Il passaggio indispensabile è la prima lettera di CREA, la C di Consapevolezza. Ma sappiatelo: non è sempre facile, non è quasi mai facile e non è, spesso, indolore.

LEVA DOLORE, LEVA PIACERE

Per capire chi sei, innanzi tutto, devi tenere in considerazione un meccanismo evolutivo, di sopravvivenza, che la fisiologia dell’uomo ha sviluppato nei milleni, durante il suo cammino evolutivo. E’ anche uno dei meccanismi che principalmente, se mal usato, se non ne siamo consapevoli, ci porta automaticamente a rinunciare ai nostri obiettivi.

Sei una persona verso a… o sei una persona via da…?

Le persone, noi tutti, in realtà siamo un mix delle due. Ma dobbiamo sapere quale prevale normalmente in noi e cambiare il tiro, se occorre, nella nostra vita e nella nostra azienda ecc ecc. Dobbiamo sapere anche quale leva agisce principalmente nelle persone a noi vicine, nel nostro team di lavoro, ecc ecc.

Le persone via da, prevalentemente, mettono in atto il pensiero via da, ovvero via dal dolore e mettono in campo comportamenti di evitamento. Il meccanismo evolutivo è quello potentissimo di evitare il dolore, la sofferenza, le ferite, perchè nella nostra mente scatta l’equazione DOLORE=ESTINZIONE.

Le persone verso, mettono in atto pensieri positivi, di azione, di movimento,mettendo in atto meccanismi evolutivi altrettanto potenti, come ad esempio la curiosità, l’amore per il sapere e la scoperta, l’evoluzione, la conquista.

Il coaching, un percorso con un coach, ci rende consapevoli di questo e ci allena a spostare il nostro focus sul meccanismo che stiamo adottando ed eventualmente, a spostarlo e a mettere energia su quello che ci è maggiormente utile e produttivo nella situazione che vogliamo cambiare, senza giudizio su quale sia quella opportuna.

PERCHE’ LE PERSONE NON RAGGIUNGONO GLI OBIETTIVI?

Ci sono numerosi meccanismi oltre a quello del paragrafo precedente, che ci ostacolano nel raggiungimento dei nostri obiettivi. Ve ne citerò un’altro potentissimo e colegato al precedente, ma prima dobbiamo chiarire due cose.

La prima: per raggiungere degli obiettivi, sembrerà banale, ma non lo è, dobbiamo PORCELI! Dobbiamo avere degli obiettivi e non tutti li hanno! Ne parlo anche nel precedente articolo sulla motivazione in azienda e non solo, “Coaching & fatturato”.

La seconda: nessuno ci insegna, spesso, che è fondamentale per raggiungere degli obiettivi, avere un metodo per DEFINIRLI. Un obiettivo che non ha determinate caratteristiche, che non sia definito, mediante indicatori MOLTO precisi, diventa irraggiugibile come i buoni propositi di Capodanno. Noi di CREA abbiamo definito il nsotro, ovvero Obiettivo C.R.E.A.T.I.V.O.

Se ti riconosci nella prima, va benissimo. Se ti riconosci nella seconda, o nella prima, ma vuoi cambiare, IL COACHING FA PER TE e ti darà gli strumenti per arrivarci.

Infine, ti sveliamo un altro meccanismo potentissimo che ci impedisce di arrivare. Viene definito in psicologia “Meccanismo dell’attenzione selettiva”. Di suo, come il precedente non ci impedisce nulla. E’ quello che ci permette di focalizzarci, di concentraci su una cosa dimenticando tutto il resto. E’ potentissimo nei bambini, ci ha permesso di evolverci, di diventare cacciatori/raccoglitori ed iniziare ad usare strumenti (problem solving). Per approfondimenti cerca SAR.

Ma….. CI FA VEDERE SOLO QUEL CHE VOGLIAMO VEDERE! In effetti noi non vediamo mail il mondo, la realtà! Noi abbiamo una VISIONE della realtà! (Teoria della Gestalt). Ed è tutt’altra cosa. Purtroppo, se non ne siamo consapevoli, se non ci confrontiamo con un caoch, non ci rendiamo conto che vediamo una realtà che ci conferma quello cha già pensiamo, sappiamo (ovvero crediamo di sapere), quello che ci interessa vedere e mettiamo in atto le Profezie autoadempienti” coniate dal grande sociologo americano Merton.

Il coaching è la leva potentissima che ci da la forza, facendo leva per l’appunto, sulle nostre potenzialità, di “sollevare” la nostra vita, la nostra azienda, il nostro lavoro.

A.S. Team Crea

L’ANNO DELLA PANDEMIA O L’ANNO DELLA SVOLTA?

L’ANNO DELLA PANDEMIA O L’ANNO DELLA SVOLTA?

L’ANNO DELLA PANDEMIA, O L’ANNO DEI MIRACOLI?

Eppure tutti i giorni io sto vedendo miracoli. Vi state rendendo conto, o ancora no? Come sarà ricordato tra 20 anni, questo 2020? Come sarete voi, come saremo noi?

Vi state rendendo conto che improvvisamente, senza giudicare, ma quel che sta accadendo, in un attimo ha spazzato via tutto quel che ritenevamo certo, assodato, consolidato? Che tutte le categorie di riferimento che ci servivano per interpretare, leggere e catalogare la realtà, sono saltate? Beh, prima ve ne rendete conto, prima cominciate e cominciamo, anche attraverso l’uso di strumenti innovativi, tra cui il coaching, a cercare nuovi strumenti e punti di riferimento, meglio è.

Oppure saremo superati, cancellati dalla storia. Sono melodrammatico? Fai in modo che sia il 2020 l’ anno dei miracoli. Come? Sei tu il tuo miracolo. Non parliamo di religioni, anche se Karol Wojtyla disse:

Prendete per mano la vostra vita e fatene un capolavoro

Se non ci credi tu e speri in qualcuno che ci creda per te, stai guidando di notte nella nebbia a luci spente. Magari sei fortunato e arrivi dove vorresti. Di sicuro è meglio se procedi molto, molto lentamente, ma il tempo è sempre così poco… scorre inesorabile e ti prego di fidarti e credermi se lo dico, di certo ho qualche anno in più di te….

E’ ora di pensare nuovi linguaggi, avere un nuovo manuale, un nuovo glossario, perchè cio che avevamo prima servirà solo per capire cosa era vecchio e cosa andava cambiato. Servono pensieri e linguaggi molto molto ampi, lunghi come grandi piste di atterraggio. Il pensiero stretto e corto amio avviso è finito una volta per sempre. Dobbiamo immaginarci e proiettarci in là, nel tempo e nello spazio. Il mio giardino di casa è Hong Kong, Nairobi o Tegucigalpa. Se pensi ancora che quel che accade ora, in questo istante, là, non ti riguarda, scusa la brutalità, sei finito.

SII IL TUO MIRACOLO

Per chi o cosa stai vivendo? In quale direzione sta procedendo il tuo cammino? Dove ti stai conducendo? Se vuoi puoi scegliere di percorrere  un cammino che ti porta verso la tua leadership.

L’uomo che vuol dirigere un’orchestra deve saper girare le spalle alla folla

James Crook

Se vuoi, puoi. Puoi fare in modo che il 2020 sia un anno che ricorderai, l’anno del cambiamento. Come dice Alex Zanardi, “La vita è come il caffè. Puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi dolce devi muovere il cucchiaino. A stare fermi non succede niente.” E il tuo caffè resterà amaro, aggiungo. Ora che lo sai ed eticamente,  da coach ti devo mettere questa verità davanti, decidi tu che fare, qualsiasi decisione è quella giusta per te. Basta che poi non ti lamenti per come sei, dove, con chi e di ciò che hai. Stai raccogliendo ciò che semini.

MUOVITI ORA

Con il coaching alleni la tua resilienza, la duttilità, senza perdere il centro di te stesso. Elasticità mentale, vision, concretezza al tempo stesso, leggerezza, plasticità, emozioni, condivisione, sono caratteristiche del coaching e a mio avviso, sono alcuni dei termini del glossario indispensabile per il cammino futuro. Insieme alle 5 C della sopravvivenza, ma alla base, devi scegliere, se vuoi fare ancora molta strada, di viaggiare leggero e portare nel tuo zaino solo poche cose importanti.

Crea coaching & formazione dal 2016 abbiamo formato oltre 300 #coach eccellenti a #Milano #Bologna #Firenze #Roma #Catania guidati da #valori profondi e dalla #consapevolezza che hanno il #potere di #cambiare in meglio la loro vita e quella di chi lo desidera. Siamo anche orgogliosi e  fieri del nostro paese e vogliamo un’ #Italia migliore.

#coachyourlife

Angelo Storari

Team Crea

RELAZIONI, COMPORTAMENTI TOSSICI E COACHING

RELAZIONI, COMPORTAMENTI TOSSICI E COACHING

INTRAPPOLATI NELLA NOSTRA GABBIA DEI PENSIERI

RELAZIONI, COMPORTAMENTI TOSSICI E COACHING

Noi tutti viviamo, a volte, non usando i doni e il potenziale enorme racchiuso in noi. Si parla tanto di ecologia, ambiente, ma quasi come se fossero cose altre da noi.

Noi in primis, come persone, siamo un sistema complesso, un  ambiente! Mantenerlo “sano”  è nostra responsabilità, per noi e chi ci sta intorno. Putroppo a volte ci nutriamo non solo a livello fisico, con elementi tossici, senza rendercene conto. Come mai magari ci preoccupiamo di alimentarci con cibi sani e magari non ci rendiamo conto che nutriamo la nostra mente, i nostri stati d’animo, con pensieri tossici? Come mai instauriamo relazioni tossiche per noi?

Eventi, storia personale, educazione, istruzione, ci condizionano. Raramente veniamo portati a ragionare sui nostri talenti, eppure sappiamo, come coach e formatori, che tutti ne possiedono! Come mai spesso, vediamo persone che adottano comportamenti tossici o si “inquinano” con relazioni, rapporti personali o di lavoro, che finiscono e poi ripartono con nuove situazioni, nuovi partner, ma nel giro di qualche anno, si ritrovano da punto a capo?

COAZIONE A RIPETERE

Siamo prigionieri in una gabbia di pensieri a volte autosabotanti, che noi stessi costruiamo e alimentiamo ogni giorno, con credenze limitanti su di noi. Non sono gli eventi che abbiamo vissuto, tutti ne abbiamo vissuti, ma il castello di pensieri che vi costruiamo sopra. Come il criceto nella gabbia. Ciò che fa la differenza non è l’evento, ma come noi gestiamo l’evento.

Albert Bandura, nella sua teoria dell’apprendimento sociale, concettualizza “l’agentività umana”; parlando di autoefficacia, la definisce come “la capacità di agire attivamente e trasformativamente nel contesto in cui si è inseriti”.

Secondo Jung figure parentali e non solo  influenzano  il destino e stigmatizza il trascorrere “coattivamente la vita intrappolati…”, attraverso la coazione a ripetere esperienze infantili e rimanda all’archetipo: “ho chiamato archetipo, il modello istintuale preesistente, ossia il pattern of behaviour”

L’essere umano si è evoluto grazie alla sua capacità di trasformare la realtà che lo circonda, non solo di adattarsi ad essa. Il modo equilibrato, ecologico (Verso un’ecologia della mente, Gregory Bateson 1972)

Viviamo intrappolati, a volte in un labirinto, una sorta di “The Truman Show” di cui non ci rendiamo conto, fino al momento in cui la vita, un’esperienza o un percorso evolutivo, di coaching o altro, non ci porta a vedere la realtà con occhi nuovi.

Noi accettiamo la realtà così come si presenta, è molto semplice “The Truman Show”  di Peter Weir. Aggiungerei come si presenta ai nostri occhi, alla nostra mappa mentale, alla nostra rappresentazione della realtà. Siamo prigionieri di una visione del mondo che ha confini ristretti. Come Truman, le pareti di questo mondo, i confini, sono definiti dalla nostra percezione e visione, limitata dal fatto che vediamo solo ciò che vogliamo vedere. Vediamo solo ciò che conferma e avvolora la nostra visione.

Se la nostra vita fosse un film, iniziando a farci carico della  Responsabilità, potremmo vedere che quasi sempre di questo film siamo sceneggiatori, autori, registi e attori. Il ruolo che abbiamo interpretato sino ad ora ce lo siamo assegnato, o ce l’hanno assegnato, ma se decidiamo di non cambiarlo, la responsabilità da ora in poi è nostra, questo fa il coaching.

Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla.

Martin Luther King

Sono confini fittizi, la nostra paura è autoreferenziale, è una paura che noi stessi costruiamo. E’ la paura di ciò che abbiamo dentro.

Il nostro orizzonte è limitato perché noi decidiamo, ogni mattina, fin dove possiamo vedere, avendo già deciso fin dove VOGLIAMO  vedere.

Questo è il problema delle relazioni, spesso anche in amore. Cambiamo gli attori, senza accorgerci che non abbiamo cambiato il copione.

A.S. Team Crea

Con le Scuole Crea a Milano, Bologna, Padova, Firenze e Catania, puoi diventare un Coach professionista riconosciuto AICP. (Associazione Italiana Coach professionisti) Crea ha inoltre intrapreso il percorso di riconoscimento delle sue scuole con ICF (International Coach Federation).

PROCESSO DECISIONALE E COACHING

PROCESSO DECISIONALE E COACHING

COME AVVIENE IL PROCESSO DECISIONALE -COSA SUCCEDE IN NOI QUANDO DECIDIAMO -COME EVITARE IL PIU’ POSSIBILE BIAS COGNITIVI – COME PUO’ ESSERCI UTILE IL COACHING

COME AVVIENE IL PROCESSO DECISIONALE

Questo breve articolo riprende alcuni concetti che non avevamo sviluppato del mio precedente https://www.creacoach.it/coaching-ed-euristica/ e come promesso approfondisce le tematiche con alcuni spunti dalla letteratura scientifica, su come avviene il processo decisionale.

Innanzi tutto partiamo dagli aspetti razionali, poichè su quelli “non razionali” o “irrazionali”, “inconsci o inconsapevoli” che dir si voglia, scriverò tra poco. Ma se realmente pensi che le tue decisioni siano razionali, se pensi di sapere tutto su quell’argomento del quale devi decidere qualcosa, non perdere tempo a leggere questo post, non posso insegnarti nulla.

Ciò detto, semplificando, il processo decisionale ha tanto a che fare con il concetto di libertà. La scelta infatti, presuppone una possibilità di prendere due o piu strade. Una scelta/decisione pertanto può scaturire da un processo apparentemente razionale, da un processo intuitivo o euristico (non è proprio la stessa cosa, ma semplifichiamo), oppure da un mix di entrambi.

Per quanto riguarda gli aspetti razionali, la decisione presuppone una fase di individuazione precisa del problema, un’acquisizione di dati, di problem solving con analisi delle possibili strategie risolutive ed una scelta di quella ritenuta migliore. Semplice no?

COSA SUCCEDE IN NOI QUANDO DECIDIAMO

Non proprio. Già, ahinoi, fin dal processo di acquisizione dati e ancor prima di analisi del problema, il processo è falsato da tutta una serie di filtri cognitivi. Questi filtri, selezionano e lasciano passare, portandoli alla coscienza, solo quei dati che ci interessano,che confermano la nostra visione e avvallano la nostra decisione. Questi bias/buchi cognitivi derivano da tanti fattori individuali, socio culturali ma anche da meccanismi evolutivi, un potentissimo e utilissimo meccanismo evolutivo del cervello umano ad esempio, che molto probabilmente conoscete, detto comunemente “attenzione selettiva” o anche ironicamente “effetto cocktail party”.

Infatti sia gli studi di Benjamin Libet che quelli di Daniel Dennet dimostrano che circa mezzo (o un terzo) di secondo prima che si sia “presa” una decisione, comunque l’attività neurale e l’attivazione muscolare sono già partite.

Il coaching è utile per portare consapevolezza di ciò ed evitare il più possibile i bias cognitivi .

Capita in una una sessione di coaching, magari career, che il coachee (cliente) dice “Io sono introverso, sono sempre stato introverso”. Razionalmente non fa una piega. Ma capite come questo pensiero/convinzione identitario influenza le sue decisioni, la sua visione, la sua “raccolta dati/elementi quando deve decidere? Da coach, non giudico se sia giusto o sbagliato essere introverso, mi interessa relativamente da dove viene questo pensiero; lo accompagno, se vuole, ad esplorare se questa convinzione è utile o disutile in funzione di ciò che vorrebbe diventare, poi la scelta, quella vera, è sempre e solo sua. Il suo “sono” è in contraddizione con il suo “voglio diventare? Ok, li sta la scelta, li sta la libertà. Se sceglie di restare com’è, potrei non essergli utile e se ciò fosse, proporrei di interrompere la relazione di coaching (con restituzione economica, ca va sans dire, etica CREA, AICP e ICF).

COME EVITARE IL PIU’ POSSIBILE I BIAS COGNITIVI

Una frase o aforisma chiamatelo come volete, che ho coniato, che uso spesso nei miei corsi, in azienda o altro, parlando di decision making, è che “Le persone e le organizzazioni decidono spesso su pochi, pochissimi, dati e spesso quei pochi dati li processano male”.

Cosa fare? Innanzi tutto condividere prima di decidere, il più possibile, con persone il più possibile diverse da noi. Se poi ciò avviene con un coach, che non da consigli, meglio ancora. Nei gruppi e nelle aziende, regola aurea dovrebbe essere evitare come la peste gli “Yes Men” e creare volutamente, nel processo di selezione (occhio, recruiters!, bisognerebbe conoscere molto bene il candidato ma altrettanto bene dove andrà) un ambiente multiculturale, il più possobile composto da persone di estrazione culturale, sociale e scolastica diversa. Conosco purtroppo molto bene realtà, stranamente anche in paesi come la Francia (e la Rivoluzione Francese che fine a fatto?) dove una visione e acquisizione basta sulla “simiglianza” (errore voluto, ndr) anziche sulla differenza/diversità, produce danni incredibili (di fatturato eh, mica noccioline!)

COME PUO’ ESSERCI UTILE IL COACHING

ICF definisce il coaching come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.

Governare il processo decisionale significa anche governare la modalità di costruzione del pensiero e quindi il linguaggio, pertanto il coaching, anche come processo educativo (pedagogico?), accompagna il cliente o azienda ad una rilfessione, nel senso che il coach rimanda, riflette al coachee, un’immagine scevra da intepretazioni (bias cognitivi appunto) come uno specchio pulito. Educa il cliente anche nel futuro autonomo, ad auto allertarsi sui filtri cognitivi che lo portano verso la visione asistemica, allena il pensiero divergente/laterale del cliente, stimola innanzi tutto l’insight e poi di seguito, la riflessione sugli ostacoli e le strategie pianificate di problem solving. Ma ancor prima, a monte, che il processo decisionale sia focalizzato e integrato ad un grande, vero, unico e condiviso (se un team) WILL. Poi un’analisi completa, approfondita di informazioni in possesso e mancanti, di priorità, portano ad un processo decisionale che riduce compatibilmente al minimo, la possibilità di errore. Noi di Crea la chiamiamo strategia zero errori.

In partenza workshop Public speaking, Scuola di coaching Firenze e Milano.

A.S.

COACHING E FATTURATO

COACHING E FATTURATO

Coaching e fatturato. Ma non solo. Parliamo di coaching e fatturato, difatti noi di Crea portiamo il business coaching e ci sentiamo allineati con i nostri valori, solo se l’investimento fatto dall’azienda su di noi, ha una ricaduta positiva nel benessere anche economico del gruppo.

E dei collaboratori. Qualunque organizzazione umana in senso lato ha come scopo di produrre qualcosa, sia il dopolavoro aziendale che il gruppo di preghiera o di canto. Sia esso divertimento, una preghiera migliore, un gospel migliore.

Il fatturato come ben sappiamo è composto da vari fattori, uno di essi lo definisco la “redditivita” di un’azienda o team.

Spero di firnire alcuni spunti di riflessione, sperando di fare cosa utile per alcune figure chiave in un’organizzazione.

Siano i cosiddetti HR, responsabili delle Risorse Umane e molti altri (sono consapevole che uno dei miei tanti mentori, il compianto Francesco Novara verrà di notte a tirarmi i piedi, ogni volta che uso la parola HR, che lo schifava!) e ancora a monte, a partire da chi si occupa di RS, ricerca e selezione, i Recruiter(s) eccetera eccetera.

Sono fattori con cui tutti gli HR e complessivamente tutte le aziende hanno a che fare ogni giorno. Difatti la ricaduta è concreta e si traduce materialmente in: “tasso di abbandono” (le persone che cambiano lavoro/azienda, su cui magari è stato investito molto in formazione ecc ecc), assenze per malattia/infortunio e altro.

Ora, se le figure chiave analizzando questi dati li parametrano ai tassi “fisiologici”, hanno immediatamente un quadro lampante della loro realtà con il quale raffrontarsi ad altri decision makers. Ci sono a nostra disposizione fiumi di indagini statistiche serie sulla ricaduta dei fattori “ambientali e di clima e motivazionali” sulla produttività dei collaboratori. Ma se nelle vostre realtà avete già deciso che va bene così, che si è sempre fatto così, non perdete tempo e smettete di leggere.

COSE CHE DOV (E) (RES)TE CONOSCERE

Moltissimi conoscono la Piramide di Maslow, ma una evoluzione e contributo fondamentale è stato fornito dalla Teoria dei fattori duali o teoria “motivazione-igiene” di Herzberg, forse meno noto ma molto molto interessante.
Per Herzberg il compito dell’organizzazione è quello di stimolare, individuare e rendere operanti i fattori motivazionali positivi dell’individuo attraverso il lavoro stesso.
Egli condusse una serie di studi e ricollegandosi alla teoria elaborata da Maslow, indagò il modo in cui si sviluppano i bisogni di stima e di autorealizzazione del lavoratore.

Dalle sue ricerche emerge che vi sono due tipi di fattori che incidono sulla soddisfazione e sull’insoddisfazione lavorativa: i fattori igienici e i fattori motivanti. Soddisfazione e insoddisfazione vengono distinti.
I fattori igienici si collegano al contesto ambientale in senso lato del lavoro e alla sua retribuzione. Esempi di essi potrebbero essere lo stipendio, le relazioni interpersonali con pari e superiori, l’ambiente fisico di lavoro, (spazi troppo angusti o troppo dispersivi, la prossemica) le condizioni di sicurezza, le procedure aziendali, la presenza di direttive chiare. Per l’autore questi fattori non sono direttamente motivanti, ma se non sono presenti inducono una certa insoddisfazione.

ALLA RICERCA DELLA MOTIVAZIONE

La distinzione tra questi due fattori sta nel fatto che i fattori igienici sono inerenti al “contesto” lavorativo, mentre i fattori motivanti riguardano i “contenuti” del lavoro in sé.
La teoria di Herzberg sfida l’erronea convinzione che se una persona risulta insoddisfatta di qualche aspetto del proprio lavoro, come ad esempio potrebbe essere la retribuzione economica, bisogna far sì che tale aspetto venga modificato per accrescere la motivazione.
Ma non è esattamente così, in quanto insoddisfazione lavorativa non equivale a scarsa motivazione, così come una diminuzione di insoddisfazione non si tradurrà nella comparsa di soddisfazione che indurrà i lavoratori ad operare con il giusto stimolo.
Per ottenere una soddisfazione positiva sarebbe opportuno che si agisse non sui fattori igienici, ma sui fattori motivanti e quindi relativi al contenuto del proprio lavoro .

Un interessante case history di parecchi anni fa fu l’icentivazione dei casellanti alla riscossione del pedaggio autostradale, che nei turni di notte si addormentavano (motivo per cui, poi, misero le sbarre). Un aumento salariale diminuì il fenomeno del mancato incasso notturno, diminuendo la “alta insoddisfazione” e portandola a “bassa”, ma non la “soddisfazione. Dopo alcuni mesi la situazione tornò ad essere come prima.

Soddisfazione e insoddisfazione lavorativa non sono due valori positivi e negativi, l’uno l’opposto dell’altro, bensì due dimensioni distinte che si muovono su due piani paralleli. Qualora siano assenti i fattori igienici sarà sicuramente presente un certo malcontento, ma se sono presenti riducono il livello di insoddisfazione senza accrescere la motivazione.

I fattori motivanti migliorano effettivamente la prestazione, modificando la natura stessa del lavoro, rendendolo più stimolante e gratificante. Riguardano infatti quegli elementi relativi al soddisfacimento di bisogni superiori e di conseguenza portano ad una maggiore produttività. L’assenza di questi fattori non determina insoddisfazione, ma non consente nemmeno di semtirsi soddisfatti e fare il cosiddetto “passo in più”, di avere la giusta motivazione.

Concludendo si può quindi asserire che “non insoddisfazione”, e quindi lavoro senza evidenti malcontenti, non equivale a lavoro “stimolante”, motivante, in grado di dare quella spinta in più nel raggiungere gli obiettivi preposti con lo stimolo giusto.

NON C’E’ TRIPPA PER GATTI

Attenzione al coaching, attenzione a conoscere le persone, attenzione a chi e come si seleziona, all’organigramma.

Potete creare alto engagement e coinvolgere i collaboratori con una grande attenzione alla comunicazione interna (ne scriverò a parte, giacchè è un fattore aziendale fondamentale, a volte trascurato, come se il cuore non comunicasse con i reni). Potete aumentare retribuzione, premi, fringe benefits?

Certo, ma con quali risultati, se lo fate verso il prezzolato di turno? Alla prima occasione fossero poche lire in più, vi abbandonerà. O se per mancanza di direttive chiare e condivise, di priorità, una persona si trova 60 e mail al giorno tutte urgenti e quindi nessuna urgente e poi va in burn out? Bisognerebbe indirizzare diversamente la politica aziendale, magari non tutti sanno che ci sono tanti strumenti per farlo, tipo OKR (https://weekdone.com/) ma molti altri.

Ma… c’è il trucco.

Herzberg ci dice che le persone possono essere classificate in due tipologie:

ricercatori di motivazione, alla ricerca di soddisfazione intrinseca al lavoro

ricercatori di igiene, alla ricerca di benessere economico, ambiente fisico confortevole, tranquilla collaborazione tra colleghi.
Solo la prima categoria di individui si può avviare verso la parte alta della piramide di Maslow, la seconda non è interessata a farlo e non lo farà mai. Sarà sempre e fondamentalmente, qualsiasi investimento si faccia, un esecutore, puntuale, bravissimo e anche fedele, se i fattori igienici sono soddisfatti. Anche un eccellente problem solver magari. Un eccellente manager certamente, un leader molto difficilmente. Se in azienda avete persone della prima categoria, ma alle 18.00 lasciano cadere la penna e corrono a fare altro (che li soddisfa, magari l’allenatore della squadra amatoriale), fatevi due domande. Il lavoratore che si sente realizzato sarà disposto a dare sempre il meglio di sé.

Il business coaching, il coaching organizzativo ed il team coaching di Crea possono essere un valido strumento in affiancamento a tutte queste fasi per le aziende che vogliono fare la differenza, evolvere e crescere.

Se sei un HR, ma ancor prima un selezionatore, conoscere questi fattori, tenerli in considerazione quando si ricerca personale, a seconda del ruolo che si va a ricoprire, ti potrebbe permettere di evitare ancor più di mettere le persone al posto sbagliato. Non c’è da parte mia nessuna forma di giudizio verso una tipologia o un altra di persone, possono essere tutte utilissime se impiegate nel giusto contesto.

Il coaching e alcune tecniche che si possono apprendere, ti possono dare un supporto validissimo per capire veramente, con le domande giuste, chi hai davvero davanti, al di là di quel che dice a parole o su un pezzo di carta chiamato CV.

Cessato il lockdown, abbiamo ripreso la modalità frontale in presenza, tante novità per l’autunno arriveranno,

A.S. Team Crea

PS: lo schemino è mio, se ti piace e sei arrivato in fondo, usalo pure se ti dovesse servire, magari citando la fonte 🙂