COACHING E CREDENZE LIMITANTI

COACHING E CREDENZE LIMITANTI

COSA SONO LE CREDENZE E LE CONVINZIONI LIMITANTI?

Oggi vi parlo del coaching e delle credenze (limitanti ma anche potenzianti). In gergo le chiamiamo anche “gabbie mentali”, ma cosa sono? Ci viene in aiuto la PNL  Programmazione Neuro Linguistica.

Le nostre convinzioni possono plasmare, influenzare o perfino stabilire il nostro grado di intelligenza, di salute, di relazioni, di creatività, addirittura il nostro grado di felicità e di successo personale.

Robert Dilts

 

In sostanza sono pensieri che funzionano come un software e che fanno funzionare il nostro cervello (hardware) in un modo inefficace (limitanti) o produttivo (potenzianti) a seconda delle circostanze in cui ci troviamo e di quali adottiamo. Questi “software” si sono installati in parte nei primi anni di vita, ma ne produciamo sempre, in età adulta, di nuovi e potentissimi.

Questi pensieri basici producono poi le cosiddette “profezie autorealizzanti”, ovvero un “engagement”, un impegno, una energia di fronte ad un impegno o sfida, che nella maggior parte dei casi ci porterà esattamente al risultato che consapevolmente o meno mi aspettavo.

Esempio: “sono scarso in matematica e non ci capisco nulla!”  Mi impegnerò poco e mi arrenderò presto di fronte agli esercizi, non andrò ad acquisire conoscenza, non chiederò aiuto ecc ecc.

Al contrario, se sono convinto di riuscire in un determinato compito, se penso di potercela fare, mi ci dedicherò con energia, impegno e magari entusiasmo, magari sarò consapevole che si, mi mancano competenze ed informazioni, andrò alla ricerca dellle stesse, le acquisirò e avrò successo. Anche eventuali errori (fallimenti) verranno visti in un ottica diversa, come momenti di esperienza e apprendimento.

LIBERTA’ O CATENE MENTALI?

Libertà o schiavitù (mentale), cosa scegli? Se ti posso insinuare il dubbio che libertà, felicità, benessere, sicurezza, possono dipendere da te e che persone, luogo, circostanze della vita, se usate per giustificare il fatto che oggi non vivi come vorresti, sono un alibi, continua a leggere. Le gabbie mentali ti incatenano? Se invece sei convinto che non sei nato nel posto giusto, che sei sfortunato, che non sei abbastanza bravo, ricco, furbo, forte ecc ecce, per essere ed avere quel che vorresti, cambia sito, pagina. Stai perdendo tempo prezioso.

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati: la nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura. È la nostra luce, non la nostra ombra, quella che ci spaventa di più.

(Nelson Mandela   frase finale del film Coach Carter 2005, con Samuel L.  Jackson, tratto da una storia vera)

Libertà vs schiavitù. Cos’è esattamente la libertà? Possiamo definirla in maniera limitativa, come la semplice assenza di vincoli? Secondo me no. La libertà vera è proattiva, c’è libertà laddove ho la capacità, la voglia, le condizioni per poter fare una scelta. Laddove decido di crearmi queste possibilità.

Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è arreso.  Nelson Mandela 

La sfida così come la prudenza sono meccanismi di sopravvivenza basici stampati nel nostro DNA,  diversamente cammineremmo ancora a 4 zampe, giacchè i nostri figli iniziano a camminare eretti perchè rischiano di cadere migliaia di volte.

Il coaching  con il  Metodo Crea, possono rendere  libere le persone che lo vogliono essere.

DI QUALE LIBERTA’ PARLIAMO?

L’opposto della libertà è la schiavitù. Sull’isola di Gorée, appena fuori Dakar, in Senegal, dove sono stato qualche anno fa, c’è una statua, all’ingresso di quella che fu la ‘Maison des esclaves”, la casa degli schiavi, dove sostavano gli uomini in catene, prima di essere imbarcati sulle navi negriere in partenza per il Nuovo Mondo. La statua rappresenta uno schiavo che spezza le catene.

La casa della schiavitù

Gorée Maison des esclaves

 La libertà è una sola: le catene imposte a uno di noi pesano sulle spalle di tutti.  Nelson Mandela

 

LA TUA VITA FA LA DIFFERENZA

Si, proprio la tua. Siamo schiavi di abitudini, pensieri, schemi, mappe mentali, filtri, di cui spesso non ci rendiamo nemmeno conto. In parte ci sono stati trasmessi, ereditati, in parte ce li creiamo e  diventano parte di noi. Ci fanno agire, pensare, sentire, muovere, respirare in modi che non sappiamo nemmeno se ci appartengono. Poi magari incosciamente li vediamo e riconosciamo nell’altro e ce la prendiamo con lui, ci litighiamo, ci fanno adirare. Perchè sono pezzi di noi contro cui la vita, l’universo ci manda a sbattere, per evolverci.

Forse non tutti sanno come si addomestica un elefante. L’elefante adulto ha una forza immensa, potrebbe tranquillamente rompere una catena metallica. Eppure viene tenuto legato, a riposo, con un filo sottilissimo.

Questo perché? Da piccolo, quando era debole, veniva legato con una corda robusta. Non ha la forza per spezzarla. Man mano che cresce, si abitua e la corda robusta non è più necessaria. Purtroppo hanno fatto questo a tutti noi, quando non avevamo la forza, gli strumenti, i metodi, per spezzare queste catene. Ora ci appartengono e crediamo che siano parte di noi. Noi stessi facciamo questo a noi.

Nulla è più forte di noi. Amare la vita, amare noi stessi, da chi dipende?

Il coaching è libertà. Consapevolizzare nelle persone questi comportamenti ed abitudini, queste credenze, convinzioni limitanti e mettere le persone in condizioni di guardare in faccia la realtà, anche duramente. E scegliere.

Libertà

Freedom

UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO?

Lo sport nazionale più diffuso non è il calcio, è la lamentela.

Ma una volta che avete intrapreso un percorso di crescita, consapevoli di essere stati schiavi di schemi mentali che vi hanno condizionati, questi panni vi staranno stretti e potrete scegliere, se FARE COSE DIVERSE PER OTTENERE RISULTATI DIVERSI.

Il coach vi accompagnerà e allenerà in questo percorso (a ostacoli!!!).

Ma se decidete di non fare nulla, di continuare come prima, non potrete più dire non lo sapevo… non potrete più lamentarvi.

Ho iniziato da poco a scoprire e assaporare tutto ciò… si chiama libertà.

Ho cominciato smettendo di giudicare, me e gli altri. Di puntare il dito dando la colpa agli altri per le cose che non andavano nella mia vita.

Quando cominci a scegliere e ad assaporare la libertà, scopri che ha un gusto dolcissimo. Attenzione però: c’è il bugiardino in questa sostanza meravigliosa, leggetelo con attenzione

  1. da immediatamente dipendenza ed assuefazione;
  2. le persone che non condividono questo amore diventano ‘fantasmi’, come in Viaggio a Ixtlan (Carlos Castaneda)
  3. diventerete ‘contagiosi’ per molte persone, che vorranno fare come voi
  4. vi esporrete inevitabilmente, come chi in trincea alza la testa, alle critiche, all’invidia e ai giudizi delle persone che non vogliono crescere (e quindi sono e vogliono restare piccole)

Quando ho varcato la porta camminando verso il cancello che mi avrebbe portato alla libertà, sapevo che se non avessi lasiato dietro di me l’ amarezza e l’odio, sarei rimasto ancora in prigione. Possano le tue scelte riflettere le tue speranze, non le tue paure.

Nelson Mandela

DIVENTA COACH PROFESSIONISTA E LIBERA LA TUA VITA E QUELLA DEGLI ALTRI

Con le Scuole di Coaching Crea, diventerai un Coach professionista AICP e WFC a Bologna, Catania, Milano, Firenze, Roma.

Una professione nuova, in costante crescita, entusiasmante, per autorealizzarsi e accompagnare persone ed aziende al successo e all’autorealizzazione!

Ascolta la tua voce interiore. Tu sai, dentro di te, cosa senti, se non ti senti libero, se la tua vita di ora è la risposta, sai che domanda farti. Tu sai cosa fare.

A. S.

Staff Crea

CREA SAFETY COACHING. Cultura della sicurezza.

CREA SAFETY COACHING. Cultura della sicurezza.

IL SAFETY COACHING DI CREA

Il safety coaching di Crea.

LA SICUREZZA NON E’ UN COMMA

Ci sono persone. La cultura della sicurezza e D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 per creare sicurezza.

Cos’è e cosa fa il safety coaching? Cosa vuol dire oggi essere un RSPP? O comunque un’altra figura all’interno della filiera “sicurezza”? Perchè la figura del safety coaching?
Come si sa non basta una legge, una norma, a far si che una cosa divenga un valore condiviso. La percezione sociale è il reale termometro di quanto una normativa recepisca un valore etico e morale condiviso.

Milano non è diversa da Bologna, da Udine o da Verona. Ovunque andiamo sentiamo le stesse parole, lo stesso atteggiamento che ben conosce chi lavora nel settore.
Un esempio esplicativo per tutti. La normativa contro la pirateria a tutela dei diritti d’autore, ovvero il download o la copia illegittima di film ecc ecc. La legge c’è. Ma se c’è qualcuno che ha scaricato o si è fatto passare da un amico, un film o una canzone coperta da diritti d’autore e si sente un criminale, alzi la mano.

Come facciamo a far si che il fattore sicurezza divenga un valore condiviso e quindi un comportamento, un abito mentale, un’abitudine sana?

 COME CREARE SICUREZZA

Quella della sicurezza deve diventare un’ottica di sistema, vissuta e percepita, in primis da chi ne è responsabile, come una vera e propria “filiera produttiva”, il cui bene prodotto è per l’appunto la sicurezza in azienda e, per l’appunto, un bene, un valore.

Se la sicurezza non è percepita come fattore primario, la responsabilità (non parliamo degli articoli dal 15 al 20 del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81) morale deve essere coniugata con il “dovere”. Non è un freddo comma che salva  l’incolumità di un lavoratore.

CREARE UNA FILERA DELLA SICUREZZA

E’ sentire sulla propria pelle che quel lavoratore è una persona, un microcosmo di vita, valori, affetti, sogni. Chi è quell’uomo, cosa sogna, cosa fa, ha una famiglia, ha dei figli? Spesso non sappiamo nulla di chi lavora per anni vicino a noi.

E’ un  dovere (morale) e responsabilità di qualcuno far tutto il possibile perchè questa persona torni a casa, la sera, dai suoi affetti, integro.

La figura chiave del safety coach, con gli strumenti che come CREA possiamo fornire, in ambito comunicativo e altro, deve poter accedere a questa modalità sensitiva, affinchè queste “tecniche” possano attecchire su un terreno fertile. Quando questi prerequisiti esistono, lo “switch” è facile e tende a propagarsi, a macchia d’olio, come un “virus” positivo.

Team Crea

AS

D. lgs n. 81 del 9 aprile 2008

COACHING E PROFEZIE AUTOADEMPIENTI

COACHING E PROFEZIE AUTOADEMPIENTI

COACHING E PROFEZIE AUTOADEMPIENTI

Cosa sono le profezie autoadempienti o autorealizzanti e come ci può essere d’aiuto il coaching?

Tutti sentiamo ogni santo giorno frasi di questo tipo:

“Gli uomini sono tutti poco seri…”; “Non ce la posso fare…”; “Sono sfortunato/a”: Quante volte abbiamo sentito in tutti i campi frasi fatte, stereotipate? In campo affettivo, la classica locuzione delle donne “gli uomini sono tutti st…..” ed il suo antitetico al maschile che non citiamo per rispetto. Oppure in altri campi, lavorativi, sportivi ecc ecc, la frase “Non ce la farò mai”. E’ terribile? Forse, ma è una verità: ciò che penso, che credo, si avvera,  si realizza.

Ebbene sappiate che tutto ciò ha un nome ed un fondamento scientifico. Si chiamano per l’appunto profezie autoadempienti o autorealizzanti. Il coaching ci può slegare da insane abitudini verso comportamenti di questo tipo.

Il concetto di profezia che si autoavvera è stato introdotto in sociologia da Robert K. Merton nel 1948, nel suo libro Teoria e struttura sociale, per indicare quei casi in cui una supposizione per il solo fatto di essere creduta vera alla fine si realizza confermando la propria veridicità.

(https://it.wikipedia.org/wiki/Profezia_che_si_autoadempie

SI TRATTA

della tendenza delle persone a fare previsioni per il futuro ed adattarsi ad esse, sia che siano positive e sia che si trattati di profezia negative. Il tutto nasce dal potere dell’aspettativa, se io mi aspetto che tu ti comporti un certo modo, magari perché altri mi hanno riferito come di solito ti comporti, tenderò a confermare l’ipotesi che avevo in precedenza. Viene da sé che questo stesso meccanismo è implicato in migliaia di processi sociologici, fra i quali, quello del pregiudizio, quello della salute (se penso di stare male farò di tutto per stare peggio) e via dicendo.

Un recente studio ha dimostrato che anche nel campo delle relazioni interpersonali e in modo particolare nelle dinamiche seduttive questo fattore è molto importante.

Infatti pare che se sappiamo che una persona, per una qualche ragione, ci stima o gli piacciamo, tendiamo in automatico ad apprezzarla maggiormente. Cioè la sua profezia diventa una nostra aspettativa.

Il coaching ed anche la Programmazione Neuro Linguistica PNL hanno approfondito questi concetti.

AUTOSABOTAGGIO

Domanda: ci si può liberare da questi condizionamenti, da questi abiti mentali “stretti”, da queste profezie autolimitanti? Certo che sì, cosi come il nostro cervello ha orientato la nostra personalità e l’energia in un senso, il processo può essere destrutturato e invertito di polarità… dipende solo da voi!

Il coach accompagna il cliente, sia un’azienda o una persona, a scovare queste sovrastrutture potentissime nel condizionare i nostri risultati,  ma  spesso sepolte dietro le “abitudini”.

Angelo Storari

Approfondire : http://psp.sagepub.com/content/35/9/1165 “Deconstructing the “Reign of Error”: Interpersonal Warmth Explains the Self-Fulfilling Prophecy of Anticipated Acceptance” Danu Anthony Stinson et AAVV

COACHING E COMFORT ZONE

COACHING E COMFORT ZONE

LA COMFORT ZONE

Il coaching, è fondamentalmente un allenamento. Qualsiasi azione, pensiero, consapevolezza, comportamento, vogliamo sviluppare e far diventare parte integrante di noi, risponde allo stesso meccanismo di uso e potnziamento di un muscolo, movimento.  La comfort zone o zona di comfort è quell’area dove c’è il nostro conosciuto, quello che sappiamo e che sappiamo fare senza sforzo di apprendimento o sperimentazione. E’ il nostro sofà (divano) mentale.

LA PRIMA REGOLA

Sembra banale, ma non lo è affatto. Un coach eccellente deve innanzi tutto mettersi in un vero, reale e profondo ascolto del cliente e ciò presuppone la capacità di mettere da parte temporaneamente il proprio ego.  Il coaching è un processo dovge tutto ciò diventa indispensabile. Ma spazzare via se stessi dalla relazione, seppur per pochi istanti, è tutt’altro che facile.

Comporta una grande abilità e capacità di fare su se stessi quello che un buon coach deve necessariamente allenare nel suo coachee: uscire dalla zona di confort (comfort zone) ed entrare nella zona di apprendimento, la dove stà quel che non sappiamo, quel di cui abbiamo bisogno, quello che desideriamo. Ma questa learning zone è anche una stress zone, essendo già fuori dal conosciuto.

FUORI DALLA ZONA DI COMFORT C’E’ LA VITA

Fuori dalla zona di comfort c’è la nostra learning zona, l’area dell’apprendimento. Imparare ad abitarci o quanto meno ad entrare ed uscire agevolmente è la chiave di un buon percorso di coaching. L’allenamento lo farà diventare una nuova e potenziante convinzione che ci porterà assieme al cliente, ad avere la peak performance la prestazione eccellente, a portata di mano.

Un atteggiamento positivo e fiducioso verso le sfide accresce la nostra autostima e attraverso feedback positivi ma anche critici, impariamo a gestire la critica da chiunque, a percepirne sempre il lato costruttivo o comunque a farlo emergere e sottolinearlo, a rispondere in maniera flessibile alle situazioni problematiche.

Porsi ogni giorno qualche piccolo o grande obiettivo è cibo di qualità per la nostra mente e di conseguenza per la nostra salute generale ed il nostro equilibrio.

Detto questo, non dobbiamo scartare la zona di comfort. E’ quell’area dove possiamo riposare e comunque ricaricarci. E’ dove ci sono le relazioni e i rapporti con le persone che ci nutrono e ci stanno a cuore. Scegliere di starci quando ne abbiamo voglia o bisogno è assolutamente opportuno.

Angelo Storari

https://en.wikipedia.org/wiki/Comfort_zone