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COACHING E FATTURATO

COACHING E FATTURATO

Coaching e fatturato. Ma non solo. Parliamo di coaching e fatturato, difatti noi di Crea portiamo il business coaching e ci sentiamo allineati con i nostri valori, solo se l’investimento fatto dall’azienda su di noi, ha una ricaduta positiva nel benessere anche economico del gruppo.

E dei collaboratori. Qualunque organizzazione umana in senso lato ha come scopo di produrre qualcosa, sia il dopolavoro aziendale che il gruppo di preghiera o di canto. Sia esso divertimento, una preghiera migliore, un gospel migliore.

Il fatturato come ben sappiamo è composto da vari fattori, uno di essi lo definisco la “redditivita” di un’azienda o team.

Spero di firnire alcuni spunti di riflessione, sperando di fare cosa utile per alcune figure chiave in un’organizzazione.

Siano i cosiddetti HR, responsabili delle Risorse Umane e molti altri (sono consapevole che uno dei miei tanti mentori, il compianto Francesco Novara verrà di notte a tirarmi i piedi, ogni volta che uso la parola HR, che lo schifava!) e ancora a monte, a partire da chi si occupa di RS, ricerca e selezione, i Recruiter(s) eccetera eccetera.

Sono fattori con cui tutti gli HR e complessivamente tutte le aziende hanno a che fare ogni giorno. Difatti la ricaduta è concreta e si traduce materialmente in: “tasso di abbandono” (le persone che cambiano lavoro/azienda, su cui magari è stato investito molto in formazione ecc ecc), assenze per malattia/infortunio e altro.

Ora, se le figure chiave analizzando questi dati li parametrano ai tassi “fisiologici”, hanno immediatamente un quadro lampante della loro realtà con il quale raffrontarsi ad altri decision makers. Ci sono a nostra disposizione fiumi di indagini statistiche serie sulla ricaduta dei fattori “ambientali e di clima e motivazionali” sulla produttività dei collaboratori. Ma se nelle vostre realtà avete già deciso che va bene così, che si è sempre fatto così, non perdete tempo e smettete di leggere.

COSE CHE DOV (E) (RES)TE CONOSCERE

Moltissimi conoscono la Piramide di Maslow, ma una evoluzione e contributo fondamentale è stato fornito dalla Teoria dei fattori duali o teoria “motivazione-igiene” di Herzberg, forse meno noto ma molto molto interessante.
Per Herzberg il compito dell’organizzazione è quello di stimolare, individuare e rendere operanti i fattori motivazionali positivi dell’individuo attraverso il lavoro stesso.
Egli condusse una serie di studi e ricollegandosi alla teoria elaborata da Maslow, indagò il modo in cui si sviluppano i bisogni di stima e di autorealizzazione del lavoratore.

Dalle sue ricerche emerge che vi sono due tipi di fattori che incidono sulla soddisfazione e sull’insoddisfazione lavorativa: i fattori igienici e i fattori motivanti. Soddisfazione e insoddisfazione vengono distinti.
I fattori igienici si collegano al contesto ambientale in senso lato del lavoro e alla sua retribuzione. Esempi di essi potrebbero essere lo stipendio, le relazioni interpersonali con pari e superiori, l’ambiente fisico di lavoro, (spazi troppo angusti o troppo dispersivi, la prossemica) le condizioni di sicurezza, le procedure aziendali, la presenza di direttive chiare. Per l’autore questi fattori non sono direttamente motivanti, ma se non sono presenti inducono una certa insoddisfazione.

ALLA RICERCA DELLA MOTIVAZIONE

La distinzione tra questi due fattori sta nel fatto che i fattori igienici sono inerenti al “contesto” lavorativo, mentre i fattori motivanti riguardano i “contenuti” del lavoro in sé.
La teoria di Herzberg sfida l’erronea convinzione che se una persona risulta insoddisfatta di qualche aspetto del proprio lavoro, come ad esempio potrebbe essere la retribuzione economica, bisogna far sì che tale aspetto venga modificato per accrescere la motivazione.
Ma non è esattamente così, in quanto insoddisfazione lavorativa non equivale a scarsa motivazione, così come una diminuzione di insoddisfazione non si tradurrà nella comparsa di soddisfazione che indurrà i lavoratori ad operare con il giusto stimolo.
Per ottenere una soddisfazione positiva sarebbe opportuno che si agisse non sui fattori igienici, ma sui fattori motivanti e quindi relativi al contenuto del proprio lavoro .

Un interessante case history di parecchi anni fa fu l’icentivazione dei casellanti alla riscossione del pedaggio autostradale, che nei turni di notte si addormentavano (motivo per cui, poi, misero le sbarre). Un aumento salariale diminuì il fenomeno del mancato incasso notturno, diminuendo la “alta insoddisfazione” e portandola a “bassa”, ma non la “soddisfazione. Dopo alcuni mesi la situazione tornò ad essere come prima.

Soddisfazione e insoddisfazione lavorativa non sono due valori positivi e negativi, l’uno l’opposto dell’altro, bensì due dimensioni distinte che si muovono su due piani paralleli. Qualora siano assenti i fattori igienici sarà sicuramente presente un certo malcontento, ma se sono presenti riducono il livello di insoddisfazione senza accrescere la motivazione.

I fattori motivanti migliorano effettivamente la prestazione, modificando la natura stessa del lavoro, rendendolo più stimolante e gratificante. Riguardano infatti quegli elementi relativi al soddisfacimento di bisogni superiori e di conseguenza portano ad una maggiore produttività. L’assenza di questi fattori non determina insoddisfazione, ma non consente nemmeno di semtirsi soddisfatti e fare il cosiddetto “passo in più”, di avere la giusta motivazione.

Concludendo si può quindi asserire che “non insoddisfazione”, e quindi lavoro senza evidenti malcontenti, non equivale a lavoro “stimolante”, motivante, in grado di dare quella spinta in più nel raggiungere gli obiettivi preposti con lo stimolo giusto.

NON C’E’ TRIPPA PER GATTI

Attenzione al coaching, attenzione a conoscere le persone, attenzione a chi e come si seleziona, all’organigramma.

Potete creare alto engagement e coinvolgere i collaboratori con una grande attenzione alla comunicazione interna (ne scriverò a parte, giacchè è un fattore aziendale fondamentale, a volte trascurato, come se il cuore non comunicasse con i reni). Potete aumentare retribuzione, premi, fringe benefits?

Certo, ma con quali risultati, se lo fate verso il prezzolato di turno? Alla prima occasione fossero poche lire in più, vi abbandonerà. O se per mancanza di direttive chiare e condivise, di priorità, una persona si trova 60 e mail al giorno tutte urgenti e quindi nessuna urgente e poi va in burn out? Bisognerebbe indirizzare diversamente la politica aziendale, magari non tutti sanno che ci sono tanti strumenti per farlo, tipo OKR (https://weekdone.com/) ma molti altri.

Ma… c’è il trucco.

Herzberg ci dice che le persone possono essere classificate in due tipologie:

ricercatori di motivazione, alla ricerca di soddisfazione intrinseca al lavoro

ricercatori di igiene, alla ricerca di benessere economico, ambiente fisico confortevole, tranquilla collaborazione tra colleghi.
Solo la prima categoria di individui si può avviare verso la parte alta della piramide di Maslow, la seconda non è interessata a farlo e non lo farà mai. Sarà sempre e fondamentalmente, qualsiasi investimento si faccia, un esecutore, puntuale, bravissimo e anche fedele, se i fattori igienici sono soddisfatti. Anche un eccellente problem solver magari. Un eccellente manager certamente, un leader molto difficilmente. Se in azienda avete persone della prima categoria, ma alle 18.00 lasciano cadere la penna e corrono a fare altro (che li soddisfa, magari l’allenatore della squadra amatoriale), fatevi due domande. Il lavoratore che si sente realizzato sarà disposto a dare sempre il meglio di sé.

Il business coaching, il coaching organizzativo ed il team coaching di Crea possono essere un valido strumento in affiancamento a tutte queste fasi per le aziende che vogliono fare la differenza, evolvere e crescere.

Se sei un HR, ma ancor prima un selezionatore, conoscere questi fattori, tenerli in considerazione quando si ricerca personale, a seconda del ruolo che si va a ricoprire, ti potrebbe permettere di evitare ancor più di mettere le persone al posto sbagliato. Non c’è da parte mia nessuna forma di giudizio verso una tipologia o un altra di persone, possono essere tutte utilissime se impiegate nel giusto contesto.

Il coaching e alcune tecniche che si possono apprendere, ti possono dare un supporto validissimo per capire veramente, con le domande giuste, chi hai davvero davanti, al di là di quel che dice a parole o su un pezzo di carta chiamato CV.

Cessato il lockdown, abbiamo ripreso la modalità frontale in presenza, tante novità per l’autunno arriveranno,

A.S. Team Crea

PS: lo schemino è mio, se ti piace e sei arrivato in fondo, usalo pure se ti dovesse servire, magari citando la fonte 🙂

COACHING E FUTURO

COACHING E FUTURO

COACHING E FUTURO

Ilya Prigogine Premio Nobel per la chimica nel 1977, era un chimico e fisico russo naturalizzato belga, molto noto per le sue teorie sulle strutture dissipative, i sistemi complessi e l’irreversibilità (entropia, secondo principio della termodinamica).

Nel 2003, pochi anni prima della sua scomparsa, scrisse un famoso testo, “Il futuro è gia determinato?”

Già prima, ma consolidato  ancor più in questo ultimo scritto, Prigogne  getta un ponte tra la fisica, la chimica, l’ecologia e le scienze sociali. Per studiare tali settori non separatamente ma come sistemi tra loro interagenti. Per questa ragione Prigogine è considerato uno dei pionieri della cosiddetta scienza  o epistemologia della complessità.

PRIGOGINE

Il futuro non è determinato

Ma che c’azzecca, direbbe qualcuno, Prigogine con il coaching? C’azzecca, c’azzecca.

La fisica classica, basata sul determinismo è intrinsecamente contraddittoria. Se si accetta la fisica classica, la descrizione probabilistica ha una validità generalmente accettata solo perché parametra un tempo è di gran lunga superiore a quello della vita umana. In altre parole, è perfettamente possibile che un bicchiere rotto ritorni spontaneamente intero. Ma la probabilità di questo evento è talmente bassa, che il tempo medio di attesa perché ciò si verifichi sarebbe pari, se espresso in secondi, ad un numero iniziante con la cifra 1, seguita da circa 10 miliardi di miliardi zeri.

Ma a questa visione sfuggono i sistemi auto-organizzati e complessi quali sono gli esseri viventi. In primis la scimmia antropomorfa chiamata homo sapiens. Dopo aver discusso i problemi fondamentali della scienza del nostro tempo e della filosofia di sempre, a partire dalla controversia tra Eraclito e Parmenide, Prigogine lascia un messaggio conclusivo di grande speranza. Il futuro non è determinato.

Contrariamente a quanto lascia supporre la globalizzazione e l’apparente massificazione della società attuale, il comportamento individuale si avvia a diventare sempre più il fattore chiave che regola l’evoluzione del mondo e della società.

IL COACHING? CE LO SPIEGA PRIGOGINE

“Tanto più un sistema è complesso, tanto maggiore è il numero di possibili biforcazioni e quindi tanto più importante il ruolo delle fluttuazioni individuali. Ogni azione individuale è quindi importante e mai inutile: infatti può sempre essere amplificata e dare luogo ad un nuovo tipo di ordine, cambiando il mondo”.

Avete visto un vecchio film “Sliding doors” con Gwineth Paltrow?

Studi recenti hanno dimostrato che prendiamo circa 35000 decisioni al giorno.

Ognuna di queste scelte, purtroppo quasi tutte inconsapevoli, può cambiare il nostro futuro!

Il futuro della vostra azienda, della vostra vita e del vostro lavoro non è determinato e Crea, attraverso i suoi percorsi di coaching (life coaching, business coaching, organizzativo, manageriale, executive ecc), sport coaching e non solo, Crea può accompagnarvi a rimettere nelle vostre mani una parte consistente del vostro futuro.

Potete anche diventare voi stessi coach professionisti con le nostre scuole riconosciute da AICP, a Milano, Bologna, Firenze, Catania e a Roma.

Pensateci.

“Il futuro non è determinato dalle esperienze passate, è ciò che fai con quelle esperienze che determina il futuro.”

A.S. Team Crea

COACHING E ARCHETIPI

COACHING E ARCHETIPI

COACHING E ARCHETIPI

Oggi vi parliamo di coaching e di come il coaching sia in relazione con gli archetipi.

COACHING

Partiamo dal presupposto che chi legge abbia una concezione di cosa è coaching e cosa non è, che si avvicina a quella di Crea (quindi di AICP  e della Federazione Internazionale), ma per farla breve un “processo” maieutico che stimola la riflessione creativa e l’apprendimento nel cliente, ovvero “Nella pratica il Coaching è un metodo di sviluppo personale e organizzativo che si basa sulla relazione di fiducia tra Coach e Cliente (Coachee) al fine di valorizzare e allenare le potenzialità del Cliente o dell’organizzazione per il raggiungimento di obiettivi definiti.”

ARCHETIPI

Gli archetipi sono comunemente associati a C. G. Jung e l’origine della parola è composita: arché (“originale”), típos (“modello”, “marchio”, “esemplare”, sono in parole povere dei modelli che in psicologia stanno ad indicare figure innate e predeterminate dell’inconscio umano, che ritroviamo in tutte le culture umane. Si manifestano nei miti e leggende, nelle fiabe, nella letteratura e nell’inconscio umano, insomma in tutte le forme di culture, scritte e verbali e per derivazione in mitologia,  nelle forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dell’essere umano e, in narratologia, i metaconcetti di un’opera letteraria espressi nei suoi personaggi e nella struttura della narrativa di tutte le forme di espressione artistica (cinema, teatro, romanzi ecc).

Carol S. Pearson

COACHING E ARCHETIPI

Per semplicità e brevità ci rifacciamo, in queste poche righe in cui tenterò di esplicare la relazione tra coaching e archetipi, in particolare al testo “L’eroe dentro di Noi” (Astrolabio Ubaldini 1990) di Carol S. Pearson dove l’autrice si sofferma su 6 principali archetipi dello sviluppo umano. Infatti comunemente, oltre a questi 6 la stessa Pearson e altri autori  ne identificano altri, ma questi sono senz’altro basilari.

  1. innocente
  2. orfano
  3. viandante
  4. martire
  5. guerriero
  6. mago (eroe)

 

TAPPE EVOLUTIVE

Continuamente nella nostra vita siamo chiamati a ripercorrere queste tappe evolutive. Non mi soffermerò su tutti i passaggi, ma tutti noi, da adulti o da bambini, abbiamo momenti di “innocenza”, di amore puro e incontaminato, in cui siamo avvolti da un senso di protezione e sicurezza, di calore, all’interno di una relazione/situazione, in cui diamo e/o riceviamo cure, attenzione, affetto ecc ecc.

Inevitabilmente dobbiamo prima o poi, “cadere” da questo paradiso terrestre e scontrarci con sensazioni di delusione, perdita, abbandono o deprivazione, che fa parte della vita e della presa di contatto con una realtà “diversa” o che non vedevamo o che ci delude, in piccolo o in grande, inevitabilmente. Questo è l’archetipo dell’orfano.

Purtroppo l’influenza di questa modalità di “lettura ” della realtà, delle nostre vite, è potente e se non ce ne liberiamo, vivremo azzoppati anche le altre fasi evolutive.

L’orfano si sente deprivato di qualcosa a cui sente di aver diritto e la sua figura di riferimento è la ricerca del salvatore. Sia un partner, un collega di lavoro, un uomo politico, nella nsotra mente alberga l’idea recondita che prima o poi dovremmo incontrare quella situazione  persona che ci cambierà la vita ci ripagherà di quello che ci spetta.

COACHING

Il coaching favorisce un capovolgimento totale di questo paradigma e accompagna il coachee ad un processo di maturazione ed evoluzione verso il mago/eroe. Innanzi tutto il cambio di pensiero e focus. Non più “E’ mio diritto avere… essere (amato, benestante, rispettato ecc ecc)”. Lo spostamento di pensiero e consapevolezza del coachee è su “Cosa mi merito? Cosa penso di meritarmi dalla vita ecc ecc?”.

Il cambio comportamentale avviene quindi su questa base e nella chiamata di responsabilità che si tradurrà in comportamenti e azioni concrete del cliente: se questo è quello che pensi di meritarti, cosa farai da oggi, da ora, in quella direzione? Quando il cliente si assume la piena responsabilità della sua vita e/o lavoro ecc ecc e decide di agire per cambiare la situazione, attiva le sue risorse e anzichè lamentarsi inizia un percorso, un cammino interiore ed esteriore. Noi lo sviluppiamo ad esempio nelle sessioni ma anche nel nostro workshop di selfempowerment e leadership “Il Cammino dell’eroe“.

Il coachee comincia a vedere i tanti doni, le sue potenzialità, che la vita gli ha dato, le esperienze che ha vissuto, inizia a vedere come “esperienze” e, da “mago”, trasforma le battaglie della vita, del quotidiano o antiche, in qualcosa di prezioso. Una volta ultimato questo processo di autopotenziamento che accresce il suo senso intrinseco di autoefficacia, il cliente può apprezzare ciò che la vita porta, come un dono, nelle sue perfette imperfezioni, provando un senso intrinseco e irrevocabile di gratitudine per cio che è.

Il cliente coachee consapevolizza che alla fine il vero nemico” potente, era sempre stato dentro di se (T. Gallwey, The Inner game of tennis). Può così tornare  a sentirsi innocente (che non è innocuo, attenzione!)

AS

Team Crea

2020 ANNO DEI MIRACOLI

2020 ANNO DEI MIRACOLI

SE TU CI CREDI

Fai in modo che sia il 2020 l’ anno dei miracoli. Come? Sei tu il tuo miracolo. Non parliamo di religioni, anche se Karol Wojtyla disse:

Prendete per mano la vostra vita e fatene un capolavoro

Se non ci credi tu e speri in qualcuno che ci creda per te, stai guidando di notte nella nebbia a luci spente. Magari sei fortunato e arrivi dove vorresti. Di sicuro è meglio se procedi molto, molto lentamente, ma il tempo è sempre così poco… scorre inesorabile e ti prego di fidarti e credermi se lo dico, di certo ho qualche anno in più di te….

SII IL TUO MIRACOLO

Per chi o cosa stai vivendo? In quale direzione sta procedendo il tuo cammino? dove ti stai conducendo? Se vuoi puoi scegliere di percorrere “Il cammino dell’eroe”. Trova la tua leadership.

L’uomo che vuol dirigere un’orchestra deve saper girare le spalle alla folla

James Crook

Se vuoi, puoi. Puoi fare in modo che il 2020 sia un anno che ricorderai, l’anno del cambiamento. Come dice Alex Zanardi, “La vita è come il caffè. Puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi dolce devi muovere il cucchiaino. A stare fermi non succede niente.” E il tuo caffè resterà amaro, aggiungo. Ora che lo sai ed eticamente,  da coach ti devo mettere questa verità davanti, decidi tu che fare, qualsiasi decisione è quella giusta per te. Basta che poi non ti lamenti per come sei, dove, con chi e di ciò che hai. Stai raccogliendo ciò che semini.

#happynewyear #changeyourworld #coachyourlife #coaching Crea coaching & formazione dal 2016 abbiamo formato circa #300 #coach eccellenti a #Milano #Bologna #Firenze #Roma #Catania guidati da #valori profondi e dalla #consapevolezza che hanno il #potere di #cambiare in meglio la loro vita e quella di chi lo desidera. Siamo anche orgogliosi e  fieri del nostro paese e vogliamo un’ #Italia migliore.

#coachyourlife

Angelo Storari

Team Crea

TIME MANAGEMENT

TIME MANAGEMENT

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Il Tempo sembra diventato una risorsa “irraggiungibile”, sempre di più si ascoltano frasi del genere : servirebbero giornate di 36 ore, avrei bisogno di maggior tempo, ho poco tempo per fare tutto quello che vorrei fare, se i miei collaboratori avessero più tempo, o ancora ….  mi trovo tutto il giorno a rincorrere il tempo, ecc.

Ecco perché, avere la consapevolezza di come gestire le azioni da sviluppare nel tempo che abbiamo a disposizione , diventa la “vera risorsa”.

Siamo sicuri di sapere che cosa è il tempo  e come gestirlo? Sappiamo quanto è importante la “pianificazione”  onde  guadagnare tempo? Conosciamo i “ladri” di tempo e sappiamo come “difenderci”? In quale quadrante del tempo passiamo la maggior parte delle nostre  giornate? Che tipo di  comunicazioni Interaziendali viviamo attualmente e quanto le stesse se mal gestite possono diventare  dispersive?

Durante questo corso i partecipanti avranno risposte a queste e a molte altre domande che si svilupperanno durante la giornata formativa.

Quando siamo a “capo” di un gruppo di persone, diveniamo automaticamente responsabili dei risultati che il gruppo raggiunge, diventa indispensabile avere una chiara idea di come utilizzare il proprio tempo e il tempo altrui per ottenere risultati di successo.

Il Metodo CREA™  affianca la pratica ad una parte teorica, supportata da filmati ed esercizi, per verificare i concreti ed immediati i benefici che si possono avere utilizzando strumenti e tecniche che verranno condivise durante il corso stesso.

Obiettivo finale della giornata formativa è rendere le persone consapevoli che sono loro a gestire e quindi a decidere come utilizzare il tempo a disposizione e di conseguenza quali risultati lavorativi e personali potranno ottenere sia come singoli che come squadra!

PROGRAMMA

– 09,00 Inizio corso

– Che cosa è il tempo e a che cosa serve un corso di Time Management

– Esercitazione  “il cerchio del tempo”

– Avere diversi punti di vista

– Esercitazioni

– Passato, Futuro e Presente

– 12,30/13,30   Break

– Pianificazione e i quadranti del tempo

– I ladri di tempo, come individuarli ed evitarli

– L’importanza delle relazioni comunicative interaziendali nella gestione del tempo

– 17,30 Considerazioni finali

– 18,00 Fine corso

Il programma potrà essere variato in base alle necessità e alle richieste dall’azienda e/o che emergeranno dai partecipanti.

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