COACHING E ATTENZIONE SELETTIVA

COACHING E ATTENZIONE SELETTIVA

COACHING E ATTENZIONE SELETTIVA

Attenzione selettiva, cos’è?  E’ importante conoscere questo meccanismo della nostra mente, anche perchè gioca un ruolo fondamentale nella costruzione del meccanismo decisionale, ovvero come prendiamo le nostre decisioni. Ci può spiegare perchè a volte, nella nostra vita, agiamo spinti da scelte non giuste per noi, non vediamo cose evidenti agli occhi degli altri e viceversa. Vi interessa sapere perchè le persone non vedono e non si accorgono di certe cose che ai nostri occhi sono del tutto evidenti?

Vi rimandiamo alle teorie sull’ attenzione selettiva  per approfondire, ma prima un’avvertenza. Come tutti i meccanismi mentali che l’evoluzione ci ha regalato, non ha una connotazione negativa o positiva, dipende sempre come la usiamo e soprattutto se la conosciamo. Il fenomeno lo potete facilmente osservare sui bambini fino a 6 o 7 anni quando sono concentrati su qualcosa che amano (tipicamente quando giocano).

Positivo o negativo quindi?

Come dicevo sopra, dipende dall’uso e ancor prima, dall’esserne a conoscenza.

L’attenzione selettiva ti permette di concentrarti in modo efficace sugli stimoli e sulle cose che ti servono o interessano. Ma come riconoscerla su di noi? Qui sta il trucco, vederla (e magari a volte arrabbiarsi) sugli altri è relativamente semplice. Difficile farlo su di noi. Ecco una parte fondamentale del lavoro di un coach professionista, tarare il focus del cliente su ciò che è veramente importante e magari gli sfugge, come se fossimo uno specchio limpido in cui il coachee si vede in modo chiaro e da altri punti di osservazione, nuovi.

Quando la usiamo?

La usiamo sempre. Come c’insegna il grande George Armitage Miller nel suo “The Magical Number Seven, Plus or Minus Two“. E’ un meccanismo di sopravvivenza che ci consente di “filtrare” i milioni di stimoli da cui siamo bombardati ogni istante, visto che il nostro cervello ha una capacità di elaborazione limitata per l’appunto. E processare solo quel che c’interessa. *

Esempio: quando avete in mente di cambiare automobile e vi informate su quel modello, andate dal concessionario a vederlo o sulle riviste. Caso strano cominciate a vedere quell’auto in giro ovunque e magari vi dite anche “Ma quanto caspita di auto come quella ci sono in giro?” (eccepisco Ferrari, Lamborghini ecc ovviamente:-) ). Ecco perchè non vediamo certe cose.

Quando può diventare negativa?

Quando siamo alla ricerca di soluzioni, di strade nuove, di uscite dal labirinto.

Nelle relazioni affettive, nel lavoro o in qualsiasi situazione. Siamo sintonizzati su una certa lunghezza d’onda, su quella frequenza che ci ha portato nella situazione problematica, ma lì non c’è la soluzione o, come diceva A. Einstein, non puoi trovare la soluzione ad un problema allo stesso livello in cui si è creato.

Non vediamo proprio altre strade, vie d’uscita. Potrebbe essere paragonato in campo uditivo, all’ Effetto Cocktail Party, che ci permette aduna festa, di filtrare i rumori intorno a noi a ascoltare bene solo la conversazione che c’interessa (tipicamente se a parlare è una persona da cui siamo attratti :-).

Queste “mappe mentali” sono evidentemente influenzate e ci possono dannegiare e limitare se no le conosciamo, o meglio ri-conosciamo. Se siamo tristi e arrabbiati in giro vedremo persone che litigano, scure in volto, perchè notiamo solo quelle. Se siamo innamorati vedremo persone che si abbracciano. Ma la realtà, il numero di persone che stanno litigando o si stanno mando non è cambiato.

Per leggere la realtà quindi, al di là di quella percepita ed elaborare strategie nuove, creatività, problem solving, soluzioni, il lavoro con un coach professionista è fondamentale.

Con Crea Coaching & Formazione diventi un Coach Professionista e avvicinarti a questa meravigliosa professione. In partenza le nostre scuole di coaching a Firenze e Milano, con percorsi accreditati e riconosciuti da AICP e allineati didatticamente agli standard ICF.

AS

Team Crea2

* Che ci fa comodo, che ci conviene, che non è “pericoloso”, potenzialmente doloroso ecc ecc.

COACHING E ARCHETIPI

COACHING E ARCHETIPI

COACHING E ARCHETIPI

Oggi vi parliamo di coaching e di come il coaching sia in relazione con gli archetipi.

COACHING

Partiamo dal presupposto che chi legge abbia una concezione di cosa è coaching e cosa non è, che si avvicina a quella di Crea (quindi di AICP  e della Federazione Internazionale), ma per farla breve un “processo” maieutico che stimola la riflessione creativa e l’apprendimento nel cliente, ovvero “Nella pratica il Coaching è un metodo di sviluppo personale e organizzativo che si basa sulla relazione di fiducia tra Coach e Cliente (Coachee) al fine di valorizzare e allenare le potenzialità del Cliente o dell’organizzazione per il raggiungimento di obiettivi definiti.”

ARCHETIPI

Gli archetipi sono comunemente associati a C. G. Jung e l’origine della parola è composita: arché (“originale”), típos (“modello”, “marchio”, “esemplare”, sono in parole povere dei modelli che in psicologia stanno ad indicare figure innate e predeterminate dell’inconscio umano, che ritroviamo in tutte le culture umane. Si manifestano nei miti e leggende, nelle fiabe, nella letteratura e nell’inconscio umano, insomma in tutte le forme di culture, scritte e verbali e per derivazione in mitologia,  nelle forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dell’essere umano e, in narratologia, i metaconcetti di un’opera letteraria espressi nei suoi personaggi e nella struttura della narrativa di tutte le forme di espressione artistica (cinema, teatro, romanzi ecc).

Carol S. Pearson

COACHING E ARCHETIPI

Per semplicità e brevità ci rifacciamo, in queste poche righe in cui tenterò di esplicare la relazione tra coaching e archetipi, in particolare al testo “L’eroe dentro di Noi” (Astrolabio Ubaldini 1990) di Carol S. Pearson dove l’autrice si sofferma su 6 principali archetipi dello sviluppo umano. Infatti comunemente, oltre a questi 6 la stessa Pearson e altri autori  ne identificano altri, ma questi sono senz’altro basilari.

  1. innocente
  2. orfano
  3. viandante
  4. martire
  5. guerriero
  6. mago (eroe)

 

TAPPE EVOLUTIVE

Continuamente nella nostra vita siamo chiamati a ripercorrere queste tappe evolutive. Non mi soffermerò su tutti i passaggi, ma tutti noi, da adulti o da bambini, abbiamo momenti di “innocenza”, di amore puro e incontaminato, in cui siamo avvolti da un senso di protezione e sicurezza, di calore, all’interno di una relazione/situazione, in cui diamo e/o riceviamo cure, attenzione, affetto ecc ecc.

Inevitabilmente dobbiamo prima o poi, “cadere” da questo paradiso terrestre e scontrarci con sensazioni di delusione, perdita, abbandono o deprivazione, che fa parte della vita e della presa di contatto con una realtà “diversa” o che non vedevamo o che ci delude, in piccolo o in grande, inevitabilmente. Questo è l’archetipo dell’orfano.

Purtroppo l’influenza di questa modalità di “lettura ” della realtà, delle nostre vite, è potente e se non ce ne liberiamo, vivremo azzoppati anche le altre fasi evolutive.

L’orfano si sente deprivato di qualcosa a cui sente di aver diritto e la sua figura di riferimento è la ricerca del salvatore. Sia un partner, un collega di lavoro, un uomo politico, nella nsotra mente alberga l’idea recondita che prima o poi dovremmo incontrare quella situazione  persona che ci cambierà la vita ci ripagherà di quello che ci spetta.

COACHING

Il coaching favorisce un capovolgimento totale di questo paradigma e accompagna il coachee ad un processo di maturazione ed evoluzione verso il mago/eroe. Innanzi tutto il cambio di pensiero e focus. Non più “E’ mio diritto avere… essere (amato, benestante, rispettato ecc ecc)”. Lo spostamento di pensiero e consapevolezza del coachee è su “Cosa mi merito? Cosa penso di meritarmi dalla vita ecc ecc?”.

Il cambio comportamentale avviene quindi su questa base e nella chiamata di responsabilità che si tradurrà in comportamenti e azioni concrete del cliente: se questo è quello che pensi di meritarti, cosa farai da oggi, da ora, in quella direzione? Quando il cliente si assume la piena responsabilità della sua vita e/o lavoro ecc ecc e decide di agire per cambiare la situazione, attiva le sue risorse e anzichè lamentarsi inizia un percorso, un cammino interiore ed esteriore. Noi lo sviluppiamo ad esempio nelle sessioni ma anche nel nostro workshop di selfempowerment e leadership “Il Cammino dell’eroe“.

Il coachee comincia a vedere i tanti doni, le sue potenzialità, che la vita gli ha dato, le esperienze che ha vissuto, inizia a vedere come “esperienze” e, da “mago”, trasforma le battaglie della vita, del quotidiano o antiche, in qualcosa di prezioso. Una volta ultimato questo processo di autopotenziamento che accresce il suo senso intrinseco di autoefficacia, il cliente può apprezzare ciò che la vita porta, come un dono, nelle sue perfette imperfezioni, provando un senso intrinseco e irrevocabile di gratitudine per cio che è.

Il cliente coachee consapevolizza che alla fine il vero nemico” potente, era sempre stato dentro di se (T. Gallwey, The Inner game of tennis). Può così tornare  a sentirsi innocente (che non è innocuo, attenzione!)

AS

Team Crea

COACHING E AUTOEFFICACIA

COACHING E AUTOEFFICACIA

COACHING E AUTOEFFICACIA

Le teorie di Albert Bandura

“Fidarsi di SE STESSI  non garantisce il successo, ma NON FIDARSI garantisce il fallimento.”

Albert Bandura definisce il Senso di Autoefficacia come “le convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati.”
Oggi vi parliamo di coaching e autoefficacia, ovvero di uno dei maggiori esponenti della psicologia degli ultimi anni, Albert Bandura, a cui il coaching moderno deve moltissimo. I miei colleghi e amici spagnoli nella loro lingua che amo molto, traducono in questo modo (e ritengo che onomatopeicamente sia molto efficace) la frase di Bandura sopra riportata: “Confiar en ti mismo no garantiza el éxito, pero no hacerlo garantiza el fracaso“.

AUTOEFFICACIA

Non si tratta della fiducia in se stessi, che è afferente all’essere, ma della convinzione di adeguatezza per poter affrontare efficacemente determinati compiti, ed è quindi afferente alle prorie capacità. Quindi l’autoefficacia è un concetto sostanzialmente diverso rispetto all’autostima poiché “Il senso di autoefficacia riguarda giudizi di capacità personale mentre l’autostima riguarda giudizi di valore personale.” (A. Bandura).
Naturalmente, se una persona non si sente adeguata in una determinata attività, e se questa rientra nei propri parametri di valutazione personale, il senso di autoefficacia potrebbe intaccare anche l’autostima.
Il senso di autoefficacia non è l’insieme delle competenze che ci mettono nella condizione di fare bene qualcosa, ma è ciò che noi pensiamo riguardo le nostre possibilità di riuscire, e ciò regola poi il modo in cui ci poniamo davanti alle piccole e grandi scelte della vita.
Chiunque pensi di non farcela si è già arreso prima ancora di iniziare, non si pone obiettivi importanti e sfidanti, affronta qualunque situazione con il minimo sforzo o decide addirittura di non agire.

Inoltre la ricerca ha sviluppato in anni recenti un altro concetto importante legato all’autoefficacia: riferita all’abilità percepita di controllare, prevenire o gestire le potenziali difficoltà che possono sorgere nell’esecuzione di una particolare prestazione  (Maddux e Gosselin,2003).

Il compito del coach è quello di concentrarsi sempre sul senso di autoefficacia e sulla consapevolezza delle potenzialità del coachee, ricercando i suoi punti di forza e la motivazione intrinseca (competenze calde), invitandolo a riflettere e a prendersi cura di sé al fine di sviluppare il suo talento attraverso un allenamento mirato e continuo. Questo processo sarà poi fondamentale per la definizione degli obiettivi e per la realizzazione di un piano d’azione.

L’APPORTO DEL COACHING

Vediamo quale può essere l’apporto del coaching nella vita e nel lavoro del nostro cliente.

Innanzi tutto la correlazione è strettissima, in quanto Bandura ci mette a disposizione quattro strategie per l’autoefficacia:

  • Il coach va alla ricerca di esperienze dirette di gestione efficace del cliente e le usa come leva automotivazionale, infatti “le esperienze personali e la memoria di situazioni affrontate con successo rappresentano una fonte notevole per acquisire il senso di autoefficacia“. E’ compito del coach fare emergere ed evidenziare le esperienze positive, passate e presenti, valorizzando le strategie intraprese e i successi ottenuti.
  • Il coach crea curiosità e/o consapevelozza “vicarie, ovvero porta il coachee a riflettere e osservare persone e modelli positivi di conseguimento di obiettivi e successi attraverso l’azione e l’impegno” e incrementa la convinzione di potercela fare. Ovvero fa vacillare credenze e convinzioni limitanti del cliente rispetto alle proprie capacità e potenzialità.
  • Il coach ha fiducia nelle capacità del coachee.  La fiducia che gli altri ripongono in noi aiuta certamente a sviluppare il senso di autoefficacia. Secondo Bandura “le guide persuasorie devono essere abili nel riconoscere i punti deboli e i punti di forza e nel creare attività individualizzate adatte a trasformare le potenzialità in capacità effettive. Inoltre, per far sì che lo sviluppo personale progredisca, le persone abili nell’infondere il senso di efficacia incoraggiano gli altri a misurare i loro successi in termini di miglioramento personale piuttosto che di superamento delle prestazioni altrui”.
  • Il coach stimola il cliente alla “cura del sé”. Una buona condizione emotiva e sentirsi fisicamente e psicologicamente bene aumenta sicuramente il senso di autoefficacia. Il coach, pertanto, stimola acquisizione di consapevolezza del coachee volta al processo di selempowerment e l’allenamento delle potenzialità e promuove azioni e pensieri volti al benessere personale.

COACHING E AUTOEFFICACIA

Crea Coaching & Formazione promuove quotidianamente la diffusione e divulgazione del coaching nelle organizzazioni e nelle persone, con risvolti pratici e ricadute positive nel lavoro e nelle vite delle persone e delle aziende, anche attraverso le sue Scuole di Coaching. Le scuole Crea sono  riconosciute da AICP  e in processo di certificazione ICF,  condivindendo con queste due importanti realtà a livello nazionale e internazionale, la vision e la mission fondante del coaching, il cui fine ultimo sono autoefficacia e autonomia dei clienti, un senso di realizzazione personale e organizzativo.

A. S.

Team Crea

COACHING E VIRAL LEADERSHIP

COACHING E VIRAL LEADERSHIP

COACHING E VIRAL LEADERSHIP

IL VIRUS POSITIVO

Coachyourlife! Se non credi che con le tue scelte hai potere di cambiare il mondo, leggi queste poche righe.

E’ giovedì, primo dicembre 1955 e Rosa Parks, che lavora come sarta, sta andando a casa dopo una dura giornata di lavoro. Sta rientrando dalla sua famiglia, pensando forse a quanto è stanca, a tutte le cose da fare che l’aspettano, come tutte le donne, quando arriverà a casa. Fa insolitamente freddo a Montgomery, Alabama e finalmente quando vede arrivare alla fermata del Bus la sua linea, la 2857, i brividi di freddo vengo sostituiti da un sospiro di sollievo.
Sale, paga il biglietto e si siede, finalmente un attimo di riposo.
Ma per poco. Poche fermate e il bus si riempe di lavoratori che rientrano, brave persone umili, lavoratori onesti come lei.
Al che il bigliettaio le si avvicina e le intima di alzarsi dal posto.
C’è un uomo bianco in piedi che deve prendere il suo posto.
Già, Rosa ha la pelle nera.
Ha visto tante volte scene come quella o le ha vissute in prima persona.
Ma oggi, oggi Rosa dice no e rifiuta di alzarsi. Decide di disobbedire alla legge. perchè ritiene che anche se è una legge, essa sia ingiusta. Perchè è stanca di subire.. non lo sappiamo. Forse ci pensava da un pò, è un’attivista per i diritti degli afro americani, ma oggi ha deciso di dire no. Le conseguenze del suo gesto forse le ha già considerate, forse no. Viene arrestata.
Ciò che sappiamo è che sceglie deliberatamente di infrangere una regola e andare incontro alle conseguenze del suo atto.
Questo no, questo atto, farà nascere il movimento pacifico per i diritti degli afroamericani.

PROCESSO DECISIONALE

Ma come avviene il processo decisionale, “decision making”? A scuola nessuno ce lo insegna, ma si può, si dovrebbe apprendere acquisendone le competenze che richiede. Benjamin Libet, ci dice che l’attività neurale che precede un’azione si avvia un terzo di secondo prima che si abbia preso la decisione. Quindi la decisione spesso è un’illusione. Uno studio condotto da John Paerson rivela che la corteccia cingolata posteriore, legata a fattori come l’attenzione, la memoria e il pensiero cognitivo, svolge un ruolo fondamentale quando noi prendiamo una decisione difficile. Daniel Kahneman descrive due sistemi generali di pensiero, uno per lo più  inconscio e intuitivo, molto veloce; l’altro cosciente, analitico e lento; e afferma che noi ci identifichiamo col secondo mentre in realtà le decisioni vengono guidate prevalemtemente dal primo.

COACHING E VIRAL  LEADERSHIP.

Ogni volta che scegli consapevolmente, hai in mano un potere immenso di dare una svolta, magari inaspettata alla tua vita. Coach your life, allena la tua vita.

John Calvin Maxwell nel suo “I cinque livelli della leadership” ci dice in definitiva cosa fa il vero leader: fa in modo che le persone aderiscano spontaneamente ad un progetto, in quanto il leader è efficace nella misura in cui influenza le altre persone e le porta al suo livello. Ovvero CREA  altri leader.

Noi di Crea® abbiamo da alcuni anni chiamato questo processo “Viral Leadership”® . La leadership, quella vera, è virale, contagiosa. Il vero leader fa venire voglia agli altri di diventare leader. Altrimenti è qualcosa d’altro.

 

 

Selfempowerment e leadership Il cammino dell’eroe.

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Crea coaching & Formazione

COACHING E SUCCESSO

COACHING E SUCCESSO

VUOI SAPERE QUAL’E’ IL SEGRETO DEL SUCCESSO DEL COACHING (E NON SOLO)?

Lavoriamo con aziende, privati e organizzazioni che vogliono crescere, imparare, migliorarsi. Abbiamo formato almeno 200 coach professionisti eccellenti solo negli ultimi 4 anni. Forse non tutti saranno d’accordo su queste poche righe che vado a scrivere, in cui ti svelo quello che è il segreto del successo, che tu faccia il coach, il formatore o il venditore o il manager, imprenditore o qualsiasi altra cosa, dall’insegnante al gommista.

I GURU DELLA VENDITA

Oggi se navighi sui social, se vai su internet, ti sarà capitato come a noi, di essere sommerso da offerte di maghi, guru ed esperti di marketing, strategie commerciali, personal branding, lead generation, funnel, brand reputation e chi più ne ha più ne metta. Tutti ti danno la formula magica del successo, del guadagno, del trovare clienti ecc ecc. Sono modi ottimi di declinazione di una professione. Rispettabilissimo tutto ciò, nulla da eccepire, io faccio un passo indietro e mi chiedo quale verbo andiamo a declinare. Il successo…?

Successo: participio passato di succedere. Il segreto del successo è che chi ce la fa non si arrende mai.

CONSIDERAZIONE, TATTO E RISPETTO: AVERE UN’IDEA ED ESSERE COERENTI

Quello che non tutti ti diranno, che è uno dei segreti di pulcinella del successo, nostro di Crea Coaching & Formazione e del coaching etico, ma di qualsiasi lavoro è di crederci!

Credici, sii autentico in ciò, qualsiasi cosa tu stia facendo. Che sia il lavoro della tua vita o una cosa momentanea, credici! Tratta il tuo cliente con autentico rispetto, con tatto e considerazione. Non lo perderai mai più, anche se adesso non comprerà nulla da te. Sei qui per fare i cento metri piani o una maratona?

Se ti può aiutare, immagina come ti comporti con una farfalla tra le dita e tratta il tuo cliente in quel modo. Di seguito alcune parole d’ordine che ti potranno aiutare.

CREDICI!

AUTENTICITA!

CONSIDERAZIONE!

RISPETTO E TATTO!

Aggiungo per brevità, ma ti consiglio di leggerlo, i quattro accordi di Don Migue Ruiz.

SII IMPECCABILE CON LA PAROLA:  fai attenzione a come e cosa dici, una paroila usata male può essere un macigno, educa il tuo linguaggio e questo cambierà e indirizzerà diversamente e in positivo il tuo pensiero;

NON PRENDERE NULLA IN MODO PERSONALE:  nessuno parla a nessuno, stiamo tutti parlando a qualcosa o qualcun altro, anche se non te ne accorgi (di solito stiamo parlando a noi stessi, a delle parti di noi), parti dal presupposto che quando sei con una persona, una sola, invisibili ci sono presenti in quel momento, tante persone a cui ciascuno si sta rivolgendo;

NON SUPPORRE NULLA:  socraticamente, la sola cosa che puoi saper è di non sapere, non saprai mai nulla del tuo interlocutore, sarebbe già tanto se sapessi qualcosa di te stesso;

FAI SEMPRE DEL TUO MEGLIO: concedi a te stesso come agli altri, la possibilità di fare il “tuo” meglio, che contempla la possibilità dell’errore, del riconoscerlo e del migliorarsi.

Farfalla o bruco?

Angelo Storari