Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. É per questo che alla fine ho vinto tutto. (Michael Jordan)

Partiamo dallì’etimologia del termine resilienza (così come dell’aggettivo resiliente) che erano presenti già  nel settecento in Italia e i loro primi significati, dal latino resiliens, participio passato di resilire (saltare indietro), si avvicinano alla qualità di ciò che rimbalza, di ciò che REAGISCE.

Nell’ambito della scienza dei materiali, “resilienza” indica la proprietà di alcuni elementi di conservare la propria struttura, di riacquistare la forma originaria dopo un essere stati deformati.

In pratica resilienza è la capacità di autoripararsi da un danno.

Gli esperti dicono che essere resilienti è nella natura umana: da sempre gli esseri umani si sono distinti per la capacità di sopravvivere a guerre, disastri naturali, carestie e malattie. L’uomo è stato programmato per superare le sventure e convivere quotidianamente con lo stress. Questo perché, nella vita di qualsiasi individuo, un certo numero di eventi negativi sono inevitabili.

È vero, certi traumi non vengono del tutto superati, ma se non sono vissuti come punizione divina o negazione della felicità, possono rappresentare un’occasione di realizzazione.

Nietzsche diceva “quel che non ti uccide ti rende più forte” frase trasformata nel film “Batman the beginning – il cavaliere oscuro” in una battuta di Joker interpretato da Heath Ledger  “Io credo semplicemente che quello che non ti uccide ti rende…più strano!” 😉

Chi sono le persone resilienti?

Le persone resilienti sono coloro che, di fronte ad un trauma, non si arrendono, ma, al contrario, hanno la forza di andare avanti e trasformano l’evento negativo in opportunità di apprendimento per acquisire competenze che migliorino la propria vita.

I fattori che fanno la differenza divisi in 3 tipologie:

Ciascuna persona è potenzialmente resiliente MA non tutti sono in grado di mettere in atto la resilienza.

La capacità di metterla in atto è diversa da persona a persona, influenzata da diversi fattori :

1 – FATTORI INDIVIDUALI:

  • Ottimismo: capacita di vedere eventi negativi come transitori e che inevitabilmente fanno parte della vita.
  • Autostima: è la fiducia e la stima che si ha nei propri confronti.
  • Senso dell’umorismo: capacità di mantenere una certa distanza da eventi negativi rielaborando l’emozione associata all’evento traumatico
  • Empatia: capacità di porsi nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona.

2 – FATTORI SOCIALI:

La resilienza è influenzata anche dall’ambiente, se si è ben integrati e si riceve un adeguato supporto da chi si ha intorno si ha maggiore probabilità di superare eventi negativi.

3 – FATTORI RELAZIONALI:

Lo sviluppo della resilienza è associato anche alla qualità delle relazioni che ha la persona. Anche il sostegno che possono dare famiglia e amici risulta essere molto importante.

Come diventare resilienti?

Nell’infanzia la resilienza è un comportamento quasi istintivo, nell’età adulta dipende invece da tutti i fattori  elencati sopra: l’idea che si ha di sé, l’idea che si ha degli altri e la situazione ambientale. Per mettere in atto la resilienza è necessario cambiare la concezione che si ha di se stessi, degli altri e del mondo che ci circonda. Questo non vuol dire che si deve essere eccessivamente ottimistici ma che si deve mantenere un atteggiamento realistico che ci dà modo di adattarci consapevolmente alla realtà.

Questo adattamento dovrebbe portarci a vedere gli eventi negativi e traumatici come un’opportunità da cui trarre elementi per la propria crescita e per migliorare la propria vita.

Sono mamma da 9 anni e cerco sempre di trovare con la mia bambina Viola il lato positivo in ogni situazione, l’insegnamento che possiamo trarre da un evento negativo o quello che di buono ci lascia una perdita. Ricordo che cinque anni fa, mentre facevamo colazione, mi disse:

“Mamma, tu sei triste perché non c’è più il tuo papà?”

Le riposi

“A volte sono triste ma sono felice perché è stato il mio papà!”

Trovai molto bella la sua risposta e mi venne la pelle d’oca quando disse

“Mamma, sarà sempre il tuo papà”

Niente di più vero, perché tutto ciò che mi ha lasciato mio papà fa sì che io sia la persona che sono. Quanto c’è da imparare nella saggezza innata dei bambini?

E tu? Sei una persona resiliente? Hai voglia di raccontarmi in che occasione senti di essere stato particolarmente resiliente? Se vuoi puoi lasciarmi un commento qui sotto.

Articolo di Stefania Boscolo

Foto di Uschi Leonhartsberger-Schrott da Pixabay

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