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IL (FALSO) MITO DELLA PERFORMANCE E IL COACHING

IL (FALSO) MITO DELLA PERFORMANCE E IL COACHING

IL  MITO DELLA PERFORMANCE

Il senso della mia vita è che la vita mi pone una domanda. O viceversa, sono io stesso una domanda per il mondo e devo fornire la mia risposta, altrimenti mi ridurrò alla risposta che mi darà il mondo. Carl Gustav Jung

 

Nelle aziende come nella vita di tutti i giorni siamo pervasi dal mito della performance. Essere performanti è diventata la parola d’ordine del nuovo millennio. Erogare prestazioni ai massimi livelli è il must che viene richiesto a tutti i livelli, che si tratti di una mamma o di un manager. Forse abbiamo involontariamente o meno, alimentato il falso mito della performance.

La parola performance, in sè bellissima, ci riporta sovente ad  aspetti correlati alla competizione sportiva. All’attesa di risultati eccellenti, alla realizzazione concreta di un’attività, un comportamento, che determina, legata al ruolo ricoperto, l’aspettativa di determinati risultati in funzione di un obiettivo. Un postulato della performance è la competizione. Si  dice performante di una squadra, di un motore, di una persona.

Eppure…. quello della performance può diventare un mito, come ci spiega bene Pietro Micheli della Warwick Business School nel suo articolo “I sette miti della perfomance”.

RUOLO, STATUS, IDENTITA’

Eppure, se guardiamo oltre le apparenze, se disambiguiamo o “sdubbiamo” la parola performance, come deve fare un coach, troviamo che innanzi tutto si tratta di persone e non di motori e che essere performante può avevre significati diversi, ma la radice etimologica della parola, deriva dal latino. Performare, ovvero “dare forma”.

ESSERE PERFORMANTE

Come c’azzecca direbbe qualcuno, essere performante, la prestazione, la competizione, i risultati attesi, ad esempio quando lavoriamo con una manager aziendale, con “dare forma”, che richiama la creatività, l’inventiva e il talento? Avere un ruolo, o meglio, interpretare un ruolo in base alle aspettative proprie o altrui rispetto a come si viene percepiti o ci si percepisce, rispetto al proprio status, beh, c’è una bella differenza. Come tutto ciò viene percepito dalle persone rispetto al nucleo della propria identità? Come verificare ed eventualmente allineare questi aspetti delle persone? Con un motore è relativamente semplice, (non vogliamo semplificare) tarare l’erogazione della potenza in base ai risultati attesi, gli ingegneri della Motor Valley sono esperti.

Ma come facciamo ad ingegnerizzare un processo aziendale o personale relativo ad un essere umano, ad una persona?

COACHING E METODO CREA

I “risultati attesi”, quante volte sentiamo queste parole…..

La realtà è che la maggior parte della organizzazioni (anche una persona è un’organizzazione!) ha due grandissimi problemi che spesso ignora e prende, drammaticamente, decisioni personali o aziendali sulla base di queste variabili incontrollate:

  1. la maggior parte delle persone e organizzazioni ha pochi, pochissimi dati reali, oggettivi (e non sa di non averli);
  2. la maggior parte delle persone e organizzazioni che ha pochi, pochissimi dati oggettivi e non sa di non averli, processa male, anzi malissimo, quei pochi dati che ha;

COME SI CAMBIA LA REALTA?

Questi due aspetti vengono troppo spesso ignorati e sono una delle leve sulle quali lavoriamo come coach professionisti, tanto nel business coaching quanto nel life coaching.

Il Metodo Crea da anni ha elaborato un acronimo per identificare e quantificare un obiettivo, che è CREATIVO. Questa modalità di definizione dell’obiettivo va esattamente nella direzione di conciliare tutti quegli aspetti di cui si parlava innanzi.

Seguendo questo metodo si avranno prestazioni eccellenti, si arriverà alla peak performance, all’eccellenza, senza “bruciare” persone, che non sono “solo” un processo metabolico o motori. per un coaching “ecologico”, un ecocoaching.

Angelo Storari

Team Crea

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