“COAZIONE A RIPETERE”, RELAZIONI NOCIVE E COACHING

“COAZIONE A RIPETERE”, RELAZIONI NOCIVE E COACHING

INTRAPPOLATI NELLA NOSTRA GABBIA DEI PENSIERI

Noi tutti viviamo, molto spesso, non usando i doni e il potenziale enorme racchiuso in noi.

Eventi, educazione, istruzione, ci condizionano. Raramente veniamo portati a ragionare sui nostri talenti, eppure sappiamo, come coach e formatori, che tutti ne possiedono! Come mai spesso, vediamo persone che hanno relazioni, anche sentimentali, che finiscono e poi ripartono con nuovi partner, ma nel giro di qualche anno, si ritrovano da punto a capo?

COAZIONE A RIPETERE

Siamo prigionieri in una gabbia di pensieri autosabotanti, che noi stessi costruiamo e alimentiamo ogni giorno, con credenze limitanti su di noi. Non sono gli eventi che abbiamo vissuto, tutti ne abbiamo vissuti, ma il castello di pensieri che vi costruiamo sopra.

Albert Bandura, nella sua teoria dell’apprendimento sociale, concettualizza “l’agentività umana”; parlando di autoefficacia, la definisce come “la capacità di agire attivamente e trasformativamente nel contesto in cui si è inseriti”.

Secondo Jung figure parentali e non solo  influenzano  il destino e il trascorrere “coattivamente la vita intrappolati…”, attraverso la coazione a ripetere esperienze infantili e rimanda all’archetipo: “ho chiamato archetipo, il modello istintuale preesistente, ossia il pattern of behaviour”

L’essere umano si è evoluto grazie alla sua capacità di trasformare la realtà che lo circonda, non solo di adattarsi ad essa.

Viviamo intrappolati.

THE TRUMAN SHOW

“Noi accettiamo la realtà così come si presenta, è molto semplice” “The Truman Show”  di Peter Weir.

Siamo prigionieri di una visione del mondo che ha confini ristretti.

Come Truman, le pareti di questo mondo, i confini, sono definiti dalla nostra percezione e visione, limitata dal fatto che vediamo solo ciò che vogliamo vedere.

Se la nostra vita fosse un film, comimcinado a prenderci la Responsabilità, di questo film siamo sceneggiatori, autori, registi e attori.

Il ruolo che abbiamo interpretato sino ad ora ce lo siamo assegnato, o ce l’hanno assegnato, ma se decidiamo di non cambiarlo, la responsabilità da ora in poi è nostra, questo fa il coaching.

Sono confini fittizi, la nostra paura è autoreferenziale, è una paura che noi stessi costruiamo. è la paura di ciò che abbiamo dentro.

Il nostro orizzonte è limitato perché noi decidiamo, ogni mattina, fin dove possiamo vedere, avendo già deciso fin dove VOGLIAMO  vedere.

Questo è il problema delle relazioni, spesso anche in amore.

Cambiamo gli attori, senza accorgerci che non abbiamo cambiato il copione.

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Angelo Storari

Team Crea

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