Coaching e leadership aziendale

Coaching e leadership aziendale

Quando sai cosa stai facendo, allora puoi fare quello che vuoi.  
Moshé Feldenkrais    
Il coaching è potere consapevole

Coaching e leadership aziendale

La conoscenza/consapevolezza che ci deriva dal coaching è potere e dal potere derivano responsabilità…… Ci capita sovente di lavorare con aziende e gruppi (meglio sarebbe squadre), approcciandoci con persone, lavoratori, manager, che implicitamente ci dicono “dammi una soluzione” a questo problema.

Se facessimo questo non saremmo coach, ovviamente. Non faremmo coaching.

Primo perché un coach non da soluzioni, secondo (ma dipende dai punti di vista) perché il cliente non ha e non è un problema.

E comunque citando Peter Senge (La quinta disciplina: L’arte e la pratica dell’apprendimento organizzativo, Sperling e Kupfer 1992): “I problemi di oggi derivano dalle soluzioni di ieri”.

Quando portiamo una squadra a riflettere su cosa determina successo o insuccesso di un’azienda, con un raffronto tra fattori esterni e fattori interni, i risultati sono stupefacenti, per noi e soprattutto per il gruppo/squadra/azienda.

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IL COACHING E LA LEADERSHIP AZIENDALE

Il pensiero sistemico, la quinta disciplina dell’apprendimento organizzativo, fa emergere inevitabilmente equilibri e squilibri dinamici. Un’organizzazione è un organismo vivente, ma può essere un organismo vivente morente o prosperante, in ogni caso ciò che è vero per il cliente è la verità.

Il potere, la responsabilità e la fatica, a volte dura, delle scelte, é l’onere/onore  che spetta poi al management, quando parliamo di aziende.

Qualsiasi organismo per crescere e prosperare deve apprendere in equilibrio. Ma cosa significa equilibrio?

Ci sono secondo Crea due modalità che abbiamo definito e dobbiamo sempre far emergere nel nostro lavoro, per capire dove siamo.

Abbiamo definito il primo “Equilibrio evolvente”. E’ il momento di apertura e crescita, quando una squadra realizza i risultati, porta a casa i “goals”, è in espansione dinamica, aperta al mondo, in connessione totale e percepisce i cambiamenti, prima che arrivino, perché li vede arrivare.

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Il secondo, che alcuni definirebbero “squilibrio” o “dis/equilibrio”, lo abbiamo definito “Equilibrio involvente”. E’ un momento di chiusura, di riflessione dinamica, che può essere il positivo momento di riflessione, di consolidamento e di godere i frutti dei risultati, come di analisi degli errori, ma che può svilupparsi in maniera positiva o portare danni.

Ma memori dell’insegnamento di Senge, non dobbiamo mai dimenticare che anche senza un’attenta analisi dei successi, l’equilibrio evolvente possa nascondere sotto la fase entusiastica, i semi di futuri nodi gordiani.

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Coaching organizzativo

Ma soprattutto, il vero unico equilibrio, se accettiamo che qualsiasi organizzazione è un organismo vivente, è sempre necessariamente un giusto dosaggio dei primi due.

Non può esistere l’uno senza l’altro.

Prima si accetta questo, prima la nostra squadra metterà in moto quelle energie e quelle dinamiche che portano il cliente a trovare la “sua” soluzione, la sola valida.

Angelo Storari

Team Crea

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