Il potere di una domanda

Il potere di una domanda

Cosa fa il Coach

Spesso mi viene chiesto: “ma che cosa fa un coach?”

Prima di rispondere a questa di domanda, vorrei fare una premessa.

Coach è un termine molto utilizzato ultimamente e questo crea confusione attorno alla figura professionale.

E’ un termine che nasce e che rimane valido in ambito sportivo intendendo l’allenatore di una squadra o l’insegnante di una specifica attività.

Oggi la parola “coach” viene utilizzata abbinata ad termini per indicare l’esperto di quella specifica materia in grado di fornirti le competenze necessarie a muoverti in quello specifico settore. Ad esempio Instagram. Ci metto vicino la parola coach e abbiamo un Instagram coach, ovvero un super esperto di Instagram che ti renderà capace di avviare e gestire il tuo profilo Instagram. Oppure fitness. Aggiungi la parola coach ed ecco una persona con le competenze necessarie per prepararti fisicamente. Vuoi imparare ad usare un programma per creare ed editare i tuoi contenuti? Ecco, ad esempio, il Canva coach, l’esperto della famosa app, che fra l’altro utilizzo anche io :-).

Insomma tutto è “coachabile” e sembra davvero che tutti siano diventati coach.

Ma allora cosa intendiamo noi quando parliamo di coaching?

Parliamo del coaching regolato da un articolo del codice civile, il coaching che “lavora” con la crescita personale e l’evoluzione individuale. Parliamo del Life coach per intenderci, o del business coach ecc. Parliamo del coach che accompagna i suoi clienti a raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi ambito attraverso una tecnica specifica che viene appresa in una scuola di coaching e che viene riconosciuta da associazioni di categoria, quali AICP o ICF.

Torniamo ora alla domanda dell’inizio.

Cosa fa un coach? La risposta è la seguente:

Un coach fa domande!!

Come fa domande???? Solo quello?

Sì, esattamente. Volendo proprio semplificare, fa solo quello.

E se vi sembra poco forse non avete ancora scoperto il potere che può avere una domanda. Soprattutto la giusta domanda nel giusto momento. Quella domanda così semplice ma altrettanto potente. Quella domanda che non ti eri mai fatto prima e che di colpo ti apre delle porte di cui fino a quel momento ignoravi anche l’esistenza.

E quelle porte ti aprono a prospettive differenti che ti portano ad una serie di considerazioni a cascata. Considerazioni che portano a consapevolezze e che poi ti portano a rispondere a quella domanda. La risposta a quella domanda, può cambiare il corso degli eventi e dare una nuova direzione al cammino intrapreso.

Quanto può cambiare la vita la domanda giusta al momento giusto!

Quando studi per diventare un coach impari, fra le altre cose, ad ascoltare e a fare domande. Quando impari a fare domande agli altri poi, inevitabilmente, inizi a rivolgere domande anche a te stesso. Le risposte che arrivano, come dicevamo, spesso sono sconvolgenti e sono in grado di innescare cambiamenti inaspettati.

ESSERE coach significa fare un passo verso sé stessi, scegliere poi di FARE il coach significa accompagnare anche le altre persone a fare dei passi verso se stessi ed in particolare, a fare i passi necessari a raggiungere i propri obiettivi.

Tutto parte da una domanda.

Ho avuto clienti che in seguito ad una “semplice” domanda hanno riconsiderato atteggiamenti, relazioni, credenze e convinzioni. Si sono liberati di zavorre… anzi si sono accorti che le zavorre che portavano erano state create proprio da loro stessi.

Torniamo alle domande. La domanda giusta non è programmabile, ma come possiamo trovarla?

Ascolto

Il primo precursore della domanda giusta è l’ascolto. Saper ascoltare in modo neutrale e attivo è fondamentale. L’ascolto crea curiosità (altra caratteristica del coach) e la curiosità porta ad esplorare aspetti che a volte rischiano di essere dati per scontati.

L’ascolto può essere rivolto anche a sé stessi. Ascoltiamoci e lasciamo fluire il nostro intuito. Diamogli fiducia.

Io mi immagino l’intuito come un segugio che teniamo al guinzaglio e che ad un certo punto sleghiamo. Già me lo vedo con il nasino umido andare in giro libero ad annusare di qua e di là in cerca dell’elemento che attiri la sua attenzione 😊.

Assenza di giudizio

Un altro elemento necessario per formulare domande evolutive è ascoltare liberi dai pregiudizi e dal bagaglio che ci portiamo. Quando siamo in sessione con un cliente non dobbiamo portare le nostre convinzioni o i nostri giudizi. Il cliente è una persona diversa da noi e noi siamo lì solo per lui in quel momento.

Se il lavoro che stiamo facendo è su noi stessi dobbiamo provare a fare lo stesso: osserviamoci ed ascoltiamoci senza giudizio, come se stessimo osservando qualcun altro.

Due domande per voi

In conclusione, abbiamo visto come non ci sia una domanda giusta in assoluto ma come questa dipenda da ciò che osserviamo, sentiamo ed ascoltiamo.

Voglio lasciarvi però con uno spunto di riflessione e due domande che possiamo rivolgere prima di tutto a noi stessi quando ci sentiamo confusi, sopraffatti o indecisi rispetto ad una situazione.

Questa cosa (persona/situazione) mi rende felice?

Facendo questa cosa quali risultati voglio ottenere?

Declinate queste domande alla vostra situazione e con la giusta dose di ascolto potranno nascere grandi consapevolezze.

Vi aspetto per la prossima pillola di coaching.

Sara, team Crea

Il significato delle parole non lo troviamo solo nel vocabolario 

Il significato delle parole non lo troviamo solo nel vocabolario 

Il significato delle parole

Cosa fai quando vuoi conoscere il significato di una parola? Sicuramente starai per rispondere “guardo sul vocabolario”, e in parte hai ragione.

Tutti utilizziamo un dizionario per conoscere il significato di una parola. Il significato che troviamo è quello “grammaticale”. Quello che oggettivamente significa quella parola in quella determinata lingua.

Ma cosa ne è del suo significato soggettivo? Quali valori o sensazioni ci richiama quella parola? Quale connotazione ha? Positiva, negativa o neutra?

Il significato per le neuroscienze

Le moderne neuro scienze distinguono fra significato e concetto. 

Con il termine “significato” ci si riferisce alle componenti semantiche ed agli elementi linguistici di una parola. I “concetti”, invece, sono la rappresentazione mentale legata a quella parola. Sono la rappresentazione di oggetti ed eventi che creano il mondo intorno a noi. Il concetto può variare al variare delle nostre sensazioni, idee o al variare della realtà che ci circonda. Spesso i concetti variano anche in base al periodo storico o alla situazione socio-culturale. I concetti sono legati, inoltre, alle nostre esperienze e all’ambiente in cui siamo cresciuti.

Ma come possiamo sapere che significato soggettivo ha una certa parola per una certa persona?

Il modo più semplice è chiederlo.

Chiederlo innanzitutto a sé stessi e chiederlo al proprio interlocutore.

Il coach e la parola 

Un coach deve essere consapevole che quando il cliente si esprime, usa le parole secondo il suo significato soggettivo. Un errore che si potrebbe fare è quello di dare per scontato che se il cliente dice “tranquillità”, si riferisca a ciò che nel proprio immaginario è “tranquillità”. Da qui, nascono fraintendimenti e occasioni perse.

E’ necessario sdubbiare le parole del cliente e chiedere esplicitamente di raccontare cosa c’è dietro la parola “tranquillità”. Con questa accortezza, si aprono scenari meravigliosi: il coach può conoscere il mondo del cliente, e il cliente stesso acquisisce maggiori consapevolezze su ciò che è importante per lui.

Magari starai pensando: ” Non posso chiedere specifiche su tutte le parole che il cliente esprime”.

Hai ragione. Come riconoscere le parole su cui vale la pena fare un approfondimento?

1- Fallo sulle parole strettamente legate all’obiettivo e al focus del cliente. Diversamente, si potrebbero aprire divagazioni su argomenti non inerenti.

2- Chiedi spiegazioni quando quella parola viene usata dal cliente più e più volte nel suo discorso, significa che è importante.

3- Approfondisci quando percepisci l’emozione del cliente nel pronunciare quella parola.

4- Chiarisciti le idee quando trovi ambiguo o poco esplicito l’utilizzo di una parola.

5- Usa la tua unicità e sensibilità per esplorare ciò che d’istinto percepisci come rilevante.

Ora che hai percepito l’importanza delle parole nel coaching, lasciati stupire da quanto questo piccolo accorgimento possa cambiare completamente le relazioni nella tua quotidianità.

Le relazioni quotidiane e la parola

Quante volte ci capita di fare delle conversazioni importanti, con persone a cui vogliamo bene, e finiamo il confronto con la sensazione di non aver appreso fino in fondo ciò che l’altro voleva dirci? Altre volte magari questa sensazione non l’abbiamo nemmeno, siamo convinti di avere capito fino in fondo ciò che in realtà è una nostra interpretazione.

Ti faccio un esempio: in una discussione l’altra persona afferma: “sei egoista!”

Questo ci arriverà come giudizio negativo, ci potrà sembrare anche un buon motivo per sentirci offesi, visto che non ci reputiamo “egoisti”.

Se si mettesse da parte per un attimo l’istinto e la potenziale offesa, se si andasse oltre chiedendo alla persona “Cosa intendi quando dici che sono egoista?” oppure “Nello specifico a cosa ti riferisci quando parli di egoismo?”, si potrebbe scoprire che dietro a quella parola si cela un bisogno dell’altro. Si potrebbe anche scoprire che non ci reputa egoisti a 360° ma che si riferiva a qualcosa di specifico. In alcuni casi, potrebbe addirittura emergere che sotto quello specifico punto di vista, non aveva tutti i torti. Ad ogni modo, esplorare le parole ci permetterà di capire a fondo come mai ci sta dicendo così, e potremo argomentare efficacemente la questione.

Per allenarci su questo strumento importantissimo, ti propongo un gioco. Lo puoi fare in famiglia, con gli amici, coi colleghi ecc.

Giochiamo

Prendi una parola come ad esempio FAMIGLIA e chiediti: cosa rappresenta per me famiglia?

Scrivi su un foglio il significato cha ha per te questa parola…lascia scorrere la penna, lascia che le parole vengano fuori da sole, lascia che la tua mente possa spaziare, allontanandosi da ciò che già sai per scoprire qualcosa di nuovo.

Quando hai scritto circa una pagina o due su tutto ciò che c’è dietro alla parola famiglia, rileggi. Hai scoperto qualche nuova consapevolezza?

Adesso confronta ciò che hai scritto con i tuoi compagni di gioco e noterete qualcosa di strabiliante. Ognuno di voi avrà creato concetti unici, talvolta potrete notare punti in comune.

Potete sbizzarrirvi e fare la stessa cosa con altre parole come AMORE, CASA ecc.

Sarà divertente ed istruttivo e potrete comprendere quanto può essere soggettivo il concetto legato ad una parola.

Se ti è piaciuto questo articolo continua a scorrere la sezione BLOG del nostro sito, potrai trovare tantissime altre #pilloledicoaching.

About Crea:
Ci occupiamo di formazione da tantissimi anni e lo facciamo con passione. perché crediamo che migliorare sé stessi aiuti gli alti a migliorare e se
“Abbiamo a cuore la tua evoluzione perché sarà l’evoluzione di altri”.

Crediamo che avere accesso alle proprie potenzialità aiuti ad esprimere la parte migliore di sé, questo è d’es
Crea è una scuola di coaching, crescita professionale e personale.
Crescere professionalmente significa sviluppare competenze specifiche ed implementare soft skills utili a raffforzare e/o migliorare la propria posizione lavorativa.
Cosa significa invece crescita personale?
Liberare il proprio potenziale ed evolvere.
Ogni nostro corso è mirato proprio a valorizzare le potenzialità di ogni partecipante.
Che sia il percorso per diventare coach professionisti od uno dei nostri corsi come il Public speaking, ciò che conta per noi è la tua unicità.

Contattaci per aver informazioni in merito ai nostri corsi.
Ti aspettiamo!

7 modi in cui un Coach può stabilire fiducia e vicinanza con il cliente

7 modi in cui un Coach può stabilire fiducia e vicinanza con il cliente

Stabilire fiducia e vicinanza con il cliente è essenziale per sviluppare un rapporto di coaching di successo. Ecco sette modi fondamentali per rendere produttivo il rapporto tra coach e coachee.

1) Creare un ambiente sicuro e di supporto che genera continuo rispetto reciproco e fiducia.

Per creare un ambiente sicuro e solidale, è importante instaurare rispetto e fiducia reciproci. Ciò può essere fatto stabilendo aspettative e limiti chiari e mantenendo una comunicazione aperta. È inoltre importante creare uno spazio in cui tutti si sentano a proprio agio nell’esprimere se stessi e le proprie esigenze.

2) Dimostrare un interesse sincero per il benessere del cliente e per il suo futuro.

In qualità di fornitore di servizi, è importante dimostrare un sincero interesse per il benessere e il futuro del cliente. Questo aiuta a creare fiducia e, in ultima analisi, porta a risultati migliori per il cliente. Ci sono molti modi per farlo, ad esempio chiedendo informazioni sui suoi obiettivi, rimanendo presente e focalizzato durante la sessione, rendendo consapevole il cliente dei suoi successi. In definitiva, dimostrare un sincero interesse per il benessere del cliente trasmette rispetto e attenzione, ingredienti essenziali per una relazione di aiuto di successo.

3) Dimostrare sempre integrità personale, onestà e sincerità

Le persone rispettano e si fidano di chi è onesto e sincero, perciò i coach saranno ricompensati con opportunità e successo se svolgeranno il loro lavoro in nome di questi principi: scopriranno infatti che le persone saranno più propense a dar loro delle opportunità se riconoscono la bontà del loro lavoro.

È perciò necessario essere sempre trasparenti, mostrare la propria integrità personale in tutto ciò che concerne il percorso di coaching. Ciò contribuirà a rendere la relazione più proficua.

4) Stabilire accordi chiari e mantenere le promesse

È importante stabilire accordi chiari con gli altri e mantenere le promesse fatte.

Quando si prendono accordi si creano aspettative da ambo le parti e se queste non vengono mantenute, si danneggiano le relazioni, si incrina il rapporto, e si mina il buon proseguimento del progetto di miglioramento personale. Mantenendo le promesse si dimostra agli interlocutori che il patto di fiducia viene mantenuto e ciò dà valore al rapporto e cementifica la relazione tra coach e coachee.

5) Manifestare rispetto per le percezioni del cliente, il suo stile di apprendimento, il suo modo di essere

È importante mostrare rispetto per le percezioni, lo stile di apprendimento e il modo di essere del cliente. Così facendo, si creerà un rapporto di fiducia e di rispetto. Questo permetterà al cliente di sentirsi a proprio agio nel condividere le informazioni con il coach e, in definitiva, lo aiuterà a imparare e a crescere.

6) Offrire supporto continuo e incoraggiare nuovi comportamenti e azioni del cliente

È importante offrire un sostegno e un incoraggiamento continui ai nuovi clienti che intraprendono nuovi comportamenti e azioni. Ciò include il sostegno ai clienti che si assumono dei rischi e affrontano le loro paure di fallire. Mantenendo il sostegno e l’incoraggiamento, si aiuta il cliente a sentirsi più sicuro e capace nel perseguire il suo obiettivo. Questo, a sua volta, può portare a un maggiore successo e soddisfazione nella loro vita. In definitiva, l’obiettivo del coach è accompagnare i suoi clienti verso una vita felice, di successo e soddisfacente.

7) Chiedere autorizzazione a esplorare con il cliente nuove aree sensibili e delicate

Prima di esplorare nuove aree sensibili e delicate con un cliente, è importante ottenere prima l’autorizzazione del cliente stesso. In questo modo ci si assicura che sia a suo agio con ciò che sta accadendo e che sia consapevole di ciò che deve aspettarsi. Ottenendo prima l’autorizzazione, si contribuisce a rendere l’esperienza complessiva più positiva sia per il cliente che per il coach.

Il coach ed i conflitti di interesse

Il coach ed i conflitti di interesse

I coach hanno la responsabilità di sostenere l’etica della loro professione. Ciò significa creare un ambiente favorevole al supporto dei loro clienti, essere onesti nelle loro valutazioni e comunicazioni e comportarsi in modo da riflettere i valori della professione.

I coach devono anche essere consapevoli delle implicazioni etiche delle loro azioni e decisioni e fare scelte nell’interesse dei loro clienti.

Ma cosa succede quando il coach ha un conflitto di interessi? Quando un coach ha un conflitto di interessi, può mettere il coachee in una posizione difficile perché può essere più interessato al proprio tornaconto personale che agli interessi del cliente. Questo può portare a prendere decisioni che non sono nell’interesse del coachee e può anche creare una frattura nella fiducia che si crea nella partnership.

È importante quindi che i coach siano consapevoli dei propri interessi personali e che questi non siano in conflitto diretto o indiretto con quelli del cliente.

Generalmente se un coach ha un conflitto di interessi, una volta scoperto di averlo, deve comunicarlo al coachee in modo che questo possa prendere una decisione informata.

L’International Coach Federation (ICF) ha stilato un documento che elenca gli standard di comportamento a cui deve attenersi il coach.

Di seguito vi proponiamo alcuni dei punti più importanti che prendono in considerazione l’etica con un focus importante sul conflitto d’interessi.

“I coach professionisti ICF aspirano a comportarsi in un modo che si rifletta positivamente sulla professione del coaching, rispettano i diversi approcci al coaching e riconoscono che sono vincolati anche dalle leggi e dalle normative applicabili.

Sezione I: Comportamento professionale in generale come coach

1) Non farò consapevolmente alcuna dichiarazione pubblica che sia falsa o fuorviante rispetto alla mia offerta come coach, o affermazioni false in qualsiasi documento scritto relativo alla professione del coaching o alle mie credenziali o a ICF.

2) Esporrò con accuratezza le mie qualifiche rispetto al coaching, così come le mie competenze, la mia esperienza, le mie certificazioni e le mie credenziali ICF.

3) Attribuirò e onorerò gli sforzi e contributi altrui e non li traviserò come miei. Capisco che la violazione di questo standard mi lascia esposto ad azione legale da terze parti.

4) Cercherò sempre di riconoscere le questioni personali che possono danneggiare, contrastare o interferire con la mia prestazione di coaching o con le mie relazioni professionali di coaching. Ogni qualvolta fatti e circostanze lo richiedano, cercherò prontamente assistenza professionale e determinerò le azioni da intraprendere, incluso se sia opportuno sospendere o interrompere il mio rapporto (o rapporti) di coaching.

5) Agirò in conformità con il codice etico di ICF in tutte le situazioni di formazione, di mentoring e di supervisione di coach.

6) Condurrò e comunicherò studi e ricerche con competenza, onestà e nel rispetto degli standard scientifici riconosciuti e le linee guida applicabili all’argomento. La mia ricerca verrà svolta con l’opportuno consenso e approvazione da parte di coloro che sono coinvolti, con un approccio che protegga i partecipanti da qualsiasi danno potenziale. Tutte le ricerche verranno svolte in conformità alla legislazione applicabile della nazione in cui si svolgono.

7) Manterrò, archivierò e disporrò ogni documentazione del lavoro svolto in relazione al mio lavoro di coaching in modo tale da promuovere la confidenzialità, la sicurezza e la privacy, in conformità alle leggi e agli accordi vigenti.

8) Utilizzerò le informazioni di contatto dei membri ICF (indirizzi e-mail, numeri di telefono, etc) solo nel modo e nella misura autorizzati da ICF.

Sezione II: Conflitti di interessi

9) Cercherò di evitare conflitti di interessi reali e potenziali e comunicherò apertamente tali situazioni. In caso di conflitto offrirò di rimuovermi come coach.

10) Informerò il mio cliente e il suo committente di tutti i compensi previsti che potrei corrispondere a terzi o ricevere da terzi per la presentazione di quel cliente.

11) Baratterò le mie prestazioni in cambio di servizi, beni o altri compensi non monetari, solo qualora non venga compromessa la relazione di coaching.

12) Non riceverò consapevolmente qualsiasi beneficio o guadagno personale, professionale o monetario dalla relazione coach-cliente, a eccezione del compenso pattuito nell’accordo o nel contratto.

In conclusione, un coach può trovarsi di fronte a una situazione difficile che richiede una decisione etica. Non ci si può aspettare che un coach sia perfetto, ma che cerchi di fare la cosa giusta agendo sempre nell’interesse del cliente e prendendo decisioni nell’interesse del cliente stesso.”

Le 10 Domande potenti che ogni coach dovrebbe sapere

Le 10 Domande potenti che ogni coach dovrebbe sapere

Come coach, avete l’opportunità di cambiare la vita e la prospettiva dei vostri coachee, che si rivolgono a voi per essere guidati e sostenuti. È una vostra responsabilità, quindi, dotarli degli strumenti necessari per crescere.

Porre le domande giuste è una parte fondamentale per essere un coach di successo.

Le domande giuste vi aiuteranno ad andare al cuore delle sfide del vostro cliente, a identificare i suoi obiettivi e a creare un piano per aiutarlo a raggiungere il successo. Ecco 10 potenti domande di coaching che ogni coach dovrebbe conoscere:

1) Quali sono i tuoi obiettivi per questa sessione di coaching?

In questo modo ci si assicura di essere sulla stessa lunghezza d’onda e di fare progressi verso gli obiettivi da raggiungere.

2) Cosa vorresti che ci fosse nella tua vita in questo momento?

Questa domanda è ingannevolmente semplice, ma potente. Questa domanda spesso mette in luce bisogni non soddisfatti e può diventare una lezione potente, che aiutiamo i nostri clienti ad imparare.

3) Qual è il cambiamento che più ti piacerebbe vedere in questo momento?

Quando un cliente si sente sopraffatto o non sa di cosa parlare, questo può essere un utile spunto per iniziare la conversazione.

4) Quali metriche utilizzerai per valutare il successo dell’azione/obiettivo?

La mancanza di chiarezza è quasi sempre il motivo principale per cui le persone non agiscono o non raggiungono i loro obiettivi. Aiutare i clienti a essere specifici può quindi essere molto utile per farli agire e misurare i progressi.

5) Qual è il primo passo che potresti fare?

Utilizzare questa domanda quando si ha a che fare con grandi obiettivi, quando un cliente si sente sopraffatto o si sta perdendo nei dettagli o si preoccupa della quantità di lavoro che il suo obiettivo comporta. È importante, inoltre, che il cliente definisca un orizzonte temporale specifico: entro la prossima settimana/mese o domani a seconda dell’obiettivo/cliente.

6) C’è qualcosa che non mi hai detto sulla situazione, che potrebbe fare la differenza?

A volte i cliente fanno delle cancellazioni nelle loro esposizioni, e cancellano informazioni importantissime perché inconsciamente non vorrebbero affrontarle, perché sono dolorose, perché si vergognano a dirle ad alta voce, o altro. Affrontare questi argomenti può spesso rappresentare un momento importante nel nostro rapporto di coaching.

7) Ora che me ne hai parlato, in che modo questa informazione potrà fare la differenza?

Se il cliente ha deciso dopo la prima domanda di aggiungere qualche informazione che non aveva dato, sarà importante lavorarci e approfondire ulteriormente. Dietro a quella affermazione potrebbero nascondersi elementi importantissimi come comportamenti auto-sabotanti, credenze limitanti, potenzialità inespresse, e molto altro ancora.

8) Come festeggerai in caso di successo?

Dopo aver portato a termine un compito impegnativo, è importante prendersi un momento per festeggiare il risultato ottenuto. Troppo spesso, infatti, il festeggiamento è rimandato, affrettato o saltato del tutto. Celebrare il risultato è essenziale e questo riconoscimento ci aiuta a evitare che la nostra vita diventi un susseguirsi di eventi a cui non si dà il giusto valore.

9) Quali sono le aree che ritieni debbano essere migliorate? E dove sai già di eccellere?

Accade spesso che le persone si fissino sul fatto che la loro situazione, una volta raggiunto un obiettivo, andrà meglio o sarà diversa in futuro. È invece importante valutare la situazione nel presente, capire quali sono le aree migliorabili e quelle invece da riconoscere come punti di forza.

10) Qual è stata la vittoria più significativa della sessione di oggi?

Di solito, alla fine di ogni sessione di coaching, dovrebbe chiedere ai propri coachee in che modo sentono di essere cresciuti e quali sono i benefici del coaching. Questo li aiuta a riflettere sui loro progressi e a capire cosa conta di più per loro.

Cosa ne pensi? Scrivi nei commenti se ritieni ci siano altre domande potenti da porre durante una sessione di Coaching.

10 cose che il coaching NON è

10 cose che il coaching NON è

Quando si parla di coaching, circolano molte idee sbagliate. Quindi, cos’è davvero il coaching? E cosa non lo è? Ecco 10 cose che il coaching NON è:

1) Non è una terapia

Il coaching non è una terapia perché, banalmente, non si focalizza su patologie o disturbi.

2) Non è una consulenza

Il coaching non è una consulenza perché non si tratta di dare consigli o fornire soluzioni. Si tratta di accompagnare le persone nella ricerca delle proprie risposte e nel progettare azioni per raggiungere i propri obiettivi. Un coach fa domande, aiuta a chiarire gli obiettivi e fornisce supporto e responsabilità. Un consulente, invece, fornisce consigli e soluzioni basate sulla propria esperienza.

3) Non è formazione

La differenza principale tra un formatore e un coach è che il formatore porta al cliente strumenti utili e insegna come utilizzarli al meglio. Il coach, fa si che il cliente possa costruire con le proprie mani lo strumento adatto a sé e possa decidere in autonomia come utilizzarlo.

4) Non è psicoterapia

Il coaching non è una psicoterapia perché non si concentra sul passato. Il coaching è orientato al futuro e basato sull’azione. Si tratta di aiutare i clienti a raggiungere i loro obiettivi e il loro pieno potenziale.

5) Non è psicologia

Il coaching non è psicologia perché non si occupa di diagnosticare o trattare disturbi mentali. Il coaching si occupa di aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi personali e professionali. I coach lavorano con i clienti per identificare i loro obiettivi e creare un piano per raggiungerli.

6) Non è una “guida”, ma un accompagnatore

Nel coaching, il coach non è una guida che dice al cliente cosa fare o come farlo. Il coach è invece un compagno che aiuta il cliente a trovare le proprie risposte e soluzioni. Questo avviene attraverso la conversazione e l’indagine, piuttosto che dando consigli o indicazioni. Il coach aiuta il cliente a scoprire la propria saggezza interiore e le proprie risorse e a sviluppare il proprio piano d’azione. Questo approccio si basa sulla convinzione che ogni persona abbia dentro di sé le risposte di cui ha bisogno e che il coaching possa aiutarla ad accedervi.

7) Non è una cura

Il coaching non è una cura perché non si occupa di sanare uno stato di malessere. Il coaching è un ottimo strumento per aiutare le persone a superare le sfide e a raggiungere i propri obiettivi, ma non è una panacea. Se qualcuno sta lottando con un problema particolare, il coaching può aiutarlo a identificare la causa del problema e a sviluppare un piano per cambiare la situazione. Il cambiamento dello stato emotivo sarà una conseguenza del procedere passo dopo passo verso l’obiettivo.

8) Non è counseling

Il coaching e la consulenza sono due servizi professionali distinti. Il coaching è un processo che aiuta gli individui a identificare e raggiungere obiettivi personali o professionali. Si tratta di un processo collaborativo incentrato sull’azione del cliente verso i risultati desiderati. Il counseling, invece, è un processo che aiuta le persone ad affrontare e risolvere questioni o problemi personali e può essere incentrato anche sul passato e sul presente, mentre il coaching è più orientato al futuro.

9) Non è una relazione di amicizia

Il coaching non è un rapporto di amicizia perché è una relazione professionale in cui il coach fornisce supporto, consigli e indicazioni per aiutare il cliente a raggiungere i propri obiettivi. Il rapporto coach-cliente si basa sulla fiducia, sul rispetto e sulla riservatezza. Il coach non è un amico, ma, piuttosto una cassa di risonanza.

10) Non fornisce in alcun modo dipendenza ( anzi lo scopo del coaching è rendere autonomi i clienti )

Il coaching non crea dipendenza in alcun modo, ma ha lo scopo di responsabilizzare i clienti. Il coaching consiste nell’aiutare i clienti a trovare le proprie risposte e soluzioni alle loro sfide. È un processo che aiuta i clienti ad andare avanti nella loro vita con maggiore chiarezza, fiducia e direzione. Il coaching non consiste nel dire ai clienti cosa fare o come farlo, ma piuttosto nell’aiutarli a scoprire le proprie risposte e soluzioni.

Dopo la lettura speriamo di averti fatto capire cosa non è il coaching, risolvendo gli equivoci e le sovrapposizioni erronee che spesso si creano con altre discipline.