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Monthly Archives: Settembre 2019

L’ELEFANTE LA ZANZARA E IL COACHING

L’ELEFANTE LA ZANZARA E IL COACHING

IL CRACK THOMAS COOK

Purtroppo c’è ben poco da ridere, leggendo dell’ennesima capitolazione di un colosso,  del turismo in questo caso, il più antico tour operator della storia, di cui quel che resta, se cliccate qui, è un sito oscurato, Thomas Cook. Lascia a piedi centinaia di migliaia di turisti e senza lavoro oltre 22.000 addetti. Una Dunkuerque del business. Perchè abbiamo titolato l’articolo l’elefante, la zanzara e il coaching?

L’ELEFANTE E LA ZANZARA

Le cause sono arcinote. I colossi del web come Expedia e Booking hanno disintermediato le transazioni e chiunque ha un pc o uno smartphone, è divenuto tour operator di se stesso. Cosa può fare un elefante contro le zanzare?

Inoltre un fenomeno non certo nuove sono le compagnie aeree low cost, che ormai offrono pacchetti soggiono e noleggio auto all in one.

Poi Thomas Cook non era solo un elefante, era lento. I competitor diretti infatti si erano mossi assai prima, con ristrutturazioni aziendali e di offerte.

Come sentii dire ad una conferenza tanti anni fa, il compianto Stephen Covey, se volete stare sul mercato in futuro, dovete decidere se volete essere cheap o sexy, economico o attraente. Se decidi di essere economico devi competere con le zanzare, se vuoi essere sexy devi cambiare il tuo target e puntare sul luxury brand, in questo caso potevano essere resort esotici di lusso, località esclusive, non alla portata di tutti ma di una fetta importante di mercato che dispone di redditi elevati.

COSA CI DOVREBBE INSEGNARE?

Velocità e flessibilità sono due parole d’ordine del coaching. Crea con i suoi interventi di coaching organizzativo porta avanti la filosofia delle tre elle: Lean, Lead, Learn (organizzazioni che apprendono). Inoltre in partnership con Origami Engineering, può fornire servizi di consulenza avanzata, strategica e direzionale per il business development.

Evidentemente qualcosa è mancato al management di Thomas Cook, che pure si porta a casa cifre milionarie, basti pensare che solo l’amministratore delegato svizzero Peter Fankhauser, in carica dal 2014, ha incassato oltre 8,3 milioni di sterline, incluso un bonus da quasi 2,9 milioni nel 2015.

Coraggio, onestà, vision, autorevolezza/autorità? Non hanno saputo vedere lo tsunami che arrivava o semplicemente l’hanno ignorato? Hanno aspettato troppo a prendere decisioni, questo è certo. Avevano il potere di tagliare e ristrutturare? Se l’avevano cosa li ha fermati?

Crea Coaching & Formazione inoltre forma Coach Professionisti con le sue Scuole di Coaching a Milano, Bologna, Firenze e Roma.

A.S. Team Crea

LA VITA E’ UNA LEZIONE

LA VITA E’ UNA LEZIONE

I QUATTRO ACCORDI

Miguel Ruiz

La vita è una lezione

Don Miguel Ruiz è portatore della tradizione dei segreti della saggezza Tolteca, ha scritto numerosi testi, tiene conferenze ed è consulente di grandi aziende nonchè dell’esercito USA.

Nel suo libro ci spiega i primi quattro accordi, che sono la base per accedere ad un livello di esistenza superiore, liberi e potenti.

SII IMPECCABILE CON LA PAROLA

La parola è cio che ci ha resi umani, in quanto ci ha consentito di rappresentare e raccontare la realta, “staccandola” dalla realtà stessa. Propro per questo è al tempo stesso potente e pericolosa. Rappresenta il pensiero e lo indirizza al tempo stesso, è essa stessa energia. Se usata in malo modo, danneggia gli altri e noi stessi in primis, in quanto indirizza i nostri pensieri e le nostre energie.

NON PRENDERE NULLA IN MODO PERSONALE

L’altro è il nostro modo per specchiarci e crescere, se vogliamo e possiamo vedere. Quindi chi incontriamo, le esperienze, le persone, sono ciò che coi manda la vota per permetterci di evolverci, se lo vogliamo. Proiettiamo continuamente e quando parliamo, in realtà stiamo parlando a noi stessi. Gli altri fanno la stessa cosa, quandi nulla è realmente rivolto a noi. Chi ci ferisce o offende non stava parlando a noi.

NON SUPPORRE NULLA

In realtà non sai mai nulla. La via della conoscenza è socratica, sappiamo solo di non sapere, quindi ogni qualvolta pensiamo di sapere, di trarre conclusioni, stiamo supponendo, deducendo sulla base di quelle variabili limitate che si contano sulle dita di una mano. Se la nostra  mente razionale riuscisse a calcolare contemporaneamente, di qualsiasi evento, anche mille variabili, sarebbe comunque una parte infinitesimale della realtà.

FAI SEMPRE DEL TUO MEGLIO

In base a ciò che hai, che sei e che sai, se avrai fatto del tuo meglio, con i tuoi attuali limiti, non sbaglierai mai. Ovvero puoi anche sbagliare, ma non dovrai sentirti in colpa e sarai in pace con te stesso, per ciò che è stato. Applicando però questo concetto anche all’altro. Tutti fanno del loro meglio sempre, anche mentire, ad esempio, con quello che hanno e sanno e possono, in quel momento e quel contesto. Potranno migliorare e crescere, se lo vorrano. O forse no.

Pochi secondi, pochi metri e improvvisamente tutto puo’ Cambiare, tutto puo’ Finire. Per questo e’ importante Non Rimandare, Non Arrabbiarsi per Futili Motivi e soprattutto imparare a coltivare la felicita’ e Serenita’. Ogni Giorno. E CercateVi quando Vi Mancate. Che la Vita Sembra “Domani” e invece e’ Tutta Adesso”

Citazione da testimonianza Genova, autore ignoto.

Diventa un coach professionista  a Roma e Milano AICP con didattica ICF

#coachyourlife

A. Storari

Team Crea

 

A CHI NON SI ARRENDE MAI COACH YOUR LIFE

A CHI NON SI ARRENDE MAI COACH YOUR LIFE

A CHI NON SI ARRENDE MAI

Il coaching per raggiungere la versione migliore di te stesso

“Quando avevo cinque anni, mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi: felice. Mi dissero che non avevo capito il compito, e io dissi loro che non avevano capito la vita.” JOHN LENNON

LA STORIA DI WARIS DIRIE, DA NOMADE A TOP MODEL

Lo dedichiamo a chi non si arrende mai. Specie se donna. Viene dalla Somalia. E’ una top-model. E’ ricca e lavora sulle passerelle di tutto il mondo. Ma nel passato di Waris Dirie c’è un dramma che non si può dimenticare: una mutilazione genitale subita da bambina. Arrivata a circa trent’anni (la sua età precisa non la conosce nemmeno lei, perché quando è nata nessuno ha segnato la data) Waris ha scritto la sua storia in un libro divenuto best seller. E oggi gira il mondo come ambasciatrice di Face to Face, la campagna Onu contro le mutilazioni genitali femminili.

Ha fondato “Fiori nel deserto” una ONG che ha salvato milioni di donne da questa barbara e retrograda usanza. Waris non è solo una ambasciatrice, ma è prima di tutto una vittima che ha avuto il coraggio di testimoniare. A cinque anni, la madre la portò nella foresta a farla “circoncidere”. A 12 anni era in procinto di essere sposa di un pastore di 60 anni. Ma scelse di fuggire, a piedi, attraversare il deserto, rischiando di morire, arrivare a Parigi, mendicare, trovare lavori umili, fino alla fama internazionale.

COSA C’INSEGNA QUESTA STORIA?

Uno dei fondamenti del coaching è trovare le proprie potenzialità e seguire le nostre idee, anche quando tutto e tutti, ambiente, circostanze  persone intorno a noi sembrano dirci che sbagliamo. A inseguire la propria libertà, verso autonomia, indipendenza, con coraggio, senza mai arrendersi.

Questo semplice gesto, questo atteggiamento, cambia e illumina la nostra vita e inevitabilmente, quella di tante altre persone.

A Milano e Roma aperte iscrizioni Scuola di Coaching

A chi non si arrende mai. Tifiamo per loro.

#Coachyourlife

IL (FALSO) MITO DELLA PERFORMANCE E IL COACHING

IL (FALSO) MITO DELLA PERFORMANCE E IL COACHING

IL  MITO DELLA PERFORMANCE

Il senso della mia vita è che la vita mi pone una domanda. O viceversa, sono io stesso una domanda per il mondo e devo fornire la mia risposta, altrimenti mi ridurrò alla risposta che mi darà il mondo. Carl Gustav Jung

 

Nelle aziende come nella vita di tutti i giorni siamo pervasi dal mito della performance. Essere performanti è diventata la parola d’ordine del nuovo millennio. Erogare prestazioni ai massimi livelli è il must che viene richiesto a tutti i livelli, che si tratti di una mamma o di un manager. Forse abbiamo involontariamente o meno, alimentato il falso mito della performance.

La parola performance, in sè bellissima, ci riporta sovente ad  aspetti correlati alla competizione sportiva. All’attesa di risultati eccellenti, alla realizzazione concreta di un’attività, un comportamento, che determina, legata al ruolo ricoperto, l’aspettativa di determinati risultati in funzione di un obiettivo. Un postulato della performance è la competizione. Si  dice performante di una squadra, di un motore, di una persona.

Eppure…. quello della performance può diventare un mito, come ci spiega bene Pietro Micheli della Warwick Business School nel suo articolo “I sette miti della perfomance”.

RUOLO, STATUS, IDENTITA’

Eppure, se guardiamo oltre le apparenze, se disambiguiamo o “sdubbiamo” la parola performance, come deve fare un coach, troviamo che innanzi tutto si tratta di persone e non di motori e che essere performante può avevre significati diversi, ma la radice etimologica della parola, deriva dal latino. Performare, ovvero “dare forma”.

ESSERE PERFORMANTE

Come c’azzecca direbbe qualcuno, essere performante, la prestazione, la competizione, i risultati attesi, ad esempio quando lavoriamo con una manager aziendale, con “dare forma”, che richiama la creatività, l’inventiva e il talento? Avere un ruolo, o meglio, interpretare un ruolo in base alle aspettative proprie o altrui rispetto a come si viene percepiti o ci si percepisce, rispetto al proprio status, beh, c’è una bella differenza. Come tutto ciò viene percepito dalle persone rispetto al nucleo della propria identità? Come verificare ed eventualmente allineare questi aspetti delle persone? Con un motore è relativamente semplice, (non vogliamo semplificare) tarare l’erogazione della potenza in base ai risultati attesi, gli ingegneri della Motor Valley sono esperti.

Ma come facciamo ad ingegnerizzare un processo aziendale o personale relativo ad un essere umano, ad una persona?

COACHING E METODO CREA

I “risultati attesi”, quante volte sentiamo queste parole…..

La realtà è che la maggior parte della organizzazioni (anche una persona è un’organizzazione!) ha due grandissimi problemi che spesso ignora e prende, drammaticamente, decisioni personali o aziendali sulla base di queste variabili incontrollate:

  1. la maggior parte delle persone e organizzazioni ha pochi, pochissimi dati reali, oggettivi (e non sa di non averli);
  2. la maggior parte delle persone e organizzazioni che ha pochi, pochissimi dati oggettivi e non sa di non averli, processa male, anzi malissimo, quei pochi dati che ha;

COME SI CAMBIA LA REALTA?

Questi due aspetti vengono troppo spesso ignorati e sono una delle leve sulle quali lavoriamo come coach professionisti, tanto nel business coaching quanto nel life coaching.

Il Metodo Crea da anni ha elaborato un acronimo per identificare e quantificare un obiettivo, che è CREATIVO. Questa modalità di definizione dell’obiettivo va esattamente nella direzione di conciliare tutti quegli aspetti di cui si parlava innanzi.

Seguendo questo metodo si avranno prestazioni eccellenti, si arriverà alla peak performance, all’eccellenza, senza “bruciare” persone, che non sono “solo” un processo metabolico o motori. per un coaching “ecologico”, un ecocoaching.

Angelo Storari

Team Crea

Attenzione selettiva e coaching. Ecco perchè non vediamo certe cose.

Attenzione selettiva e coaching. Ecco perchè non vediamo certe cose.

Attenzione selettiva e coaching

Attenzione selettiva, cos’è?  Ci può spiegare perchè a volte, nella nostra vita, agiamo spinti da scelte non giuste per noi, non vediamo cose evidenti agli occhi degli altri e viceversa. Vi interessa sapere perchè le persone non vedono e non si accorgono di certe cose che ai nostri occhi sono del tutto evidenti?

Vi rimandiamo alle teorie sull’ attenzione selettiva  per approfondire, ma prima un’avvertenza. Come tutti i meccanismi mentali che l’evoluzione ci ha regalato, non ha una connotazione negativa o positiva, dipende sempre come la usiamo e soprattutto se la conosciamo. Il fenomeno lo potete facilmente osservare sui bambini fino a 6 o 7 anni quando sono concentrati su qualcosa che amano (tipicamente quando giocano).

Positivo o negativo quindi?

Come dicevo sopra, dipende dall’uso e ancor prima, dall’esserne a conoscenza.

L’attenzione selettiva ti permette di concentrarti in modo efficace sugli stimoli e sulle cose che ti servono o interessano. Ma come riconoscerla su di noi? Qui sta il trucco, vederla (e magari a volte arrabbiarsi) sugli altri è relativamente semplice. Difficile farlo su di noi.

Quando la usiamo?

La usiamo sempre. Come c’insegna il grande George Armitage Miller nel suo “The Magical Number Seven, Plus or Minus Two“. E’ un meccanismo di sopravvivenza che ci consente di “filtrare” i milioni di stimoli da cui siamo bombardati ogni istante, visto che il nostro cervello ha una capacità di elaborazione limitata per l’appunto. E processare solo quel che c’interessa. *

Esempio: quando avete in mente di cambiare automobile e vi informate su quel modello, andate dal concessionario a vederlo o sulle riviste. Caso strano cominciate a vedere quell’auto in giro ovunque e magari vi dite anche “Ma quanto caspita di auto come quella ci sono in giro?” (eccepisco Ferrari, Lamborghini ecc ovviamente:-) ). Ecco perchè non vediamo certe cose.

Quando può diventare negativa?

Quando siamo alla ricerca di soluzioni, di strade nuove, di uscite dal labirinto.

Nelle relazioni affettive, nel lavoro o in qualsiasi situazione. Siamo sintonizzati su una certa lunghezza d’onda, su quella frequenza che ci ha portato nella situazione problematica, ma lì non c’è la soluzione o, come diceva A. Einstein, non puoi trovare la soluzione ad un problema allo stesso livello in cui si è creato.

Non vediamo proprio altre strade, vie d’uscita. Potrebbe essere paragonato in campo uditivo, all’ Effetto Cocktail Party, che ci permette aduna festa, di filtrare i rumori intorno a noi a ascoltare bene solo la conversazione che c’interessa (tipicamente se a parlare è una persona da cui siamo attratti :-).

Queste “mappe mentali” sono evidentemente influenzate e ci possono dannegiare e limitare se no le conosciamo, o meglio ri-conosciamo. Se siamo tristi e arrabbiati in giro vedremo persone che litigano, scure in volto, perchè notiamo solo quelle. Se siamo innamorati vedremo persone che si abbracciano. Ma la realtà, il numero di persone che stanno litigando o si stanno mando non è cambiato.

Per leggere la realtà quindi, al di là di quella percepita ed elaborare strategie nuove, creatività, problem solving, soluzioni, il lavoro con un coach professionista è fondamentale.

Con Crea Coaching & Formazione diventi un Coach Professionista e avvicinarti a questa meravigliosa professione. A novembre ripartono le nostre scuole di coaching a Roma e Milano, con percorsi accreditati e riconosciuti da AICP e allineati didatticamente agli standard ICF. Inpreparazione calendario Genova 2020.

AS

Team Crea

* Che ci fa comodo, che ci conviene, che non è “pericoloso”, potenzialmente doloroso ecc ecc.